Davide Marzattinocci

Attore, Regista, Drammateatroterapista e Arteterapista ad orientamento psicofisiologico.Conduttore di Laboratori Teatrali,Laboratori di Ricerca Teatrale, DrammaTeatroTerapia e Arti Terapie. Tel: 340/1486357 E-mail: davide.marzattinocci@yahoo.it www.myspace.com/davidemarzattinocci

Chi sono

Utente: marzadavide
Nome: Davide Marzattinocci
CURRICULUM VITAE Davide Marzattinocci, Nato a Roma il 23 ottobre 1973. Telefono: 340/1486357. E-mail: davide.marzattinocci@yahoo.it Blog: www.davidemarzattinocci.splinder.com www.myspace.com/davidemarzattinocci Titolo di studio. • Master conseguito presso la Scuola triennale professionale di formazione multidisciplinare in arteterapia ad orientamento psicofisiologico diretta dal Prof. Vezio Ruggieri, ordinario di Psicofisiologia Clinica presso l’Università La Sapienza di Roma e patrocinata dall’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria e dall’A.E.P.C.I.S. (Associazione Europea Psicofisiologi Clinici per l’Integrazione Sociale), Roma, 2005; • laurea in Lettere e Filosofia (indirizzo Discipline delle Arti e dello Spettacolo), conseguita nel 2002 presso l’Università degli Studi La Sapienza di Roma: voto 110/110; tesi sul teatro delle marionette dal titolo: Il teatro Fiano, Cassandrino e la marionetta. La tesi è stata pubblicata per le Edizioni Junior di Bergamo, in collaborazione con l’Associazione Peppino Sarina di Tortona, 2006; • diploma di perito elettronico conseguito nel 1992 a Roma presso l'I.T.I.S. Pacinotti (voto:52\60). -Dal 2006 è socio aderente della Federazione Italiana Teatroterapia. Formazione. • Frequenta uno stage di Danzaterapia condotto da Angelica Bruno, Lecce, 2007: • Frequenta lo stage L’altro io-Stage di gioco con la maschera, condotto da Thoma Limbosch, 2007; • seminario di DanzaMovimentoTerapia Danzare le origini, condotto da Vincenzo Bellia, docente della Scuola di Arti Terapie e Psicoterapie Espressive, Roma, 2006; • stage sul clown condotto da Sandra Pasini (Teatret Om), 2004; • stage sull’uso della voce tenuto dal gruppo Teatro Ac-canto, 2003; • stage sull’uso della maschera, condotto da Thoma Limbosch, 2002; • seminario di formazione con la compagnia Teatro Potlach di Fara Sabina (RI), con la quale partecipa al progetto teatrale Le città invisibili a Casarano (Le) e al Festival teatrale dei centri storici della Valle del Farfa, 2002; • partecipa ad un seminario sul candomblè condotto dall'attore-danzatore Augusto Omolù, 2001; • frequenta uno stage di musicoterapia, condotto dalla Dott.ssa Pistorio, organizzato dalla Scuola di Arti Terapie della Terza Università di Roma, 2001; • frequenta un corso di percussioni popolari italiane condotto da Antonella Costanzo presso il Centro di Cultura Popolare del Tufello di Roma, 2000-2001; • proiezionista per il cineclub dell'associazione culturale L'isola che non c'è, stagione 1999-2000; • seminario teorico-pratico sulla musica popolare condotto da Giovanna Marini, Frascati, 2000; • stage teatrale tenuto da Sandra Pasini, attrice della compagnia Teatret Om, 2000; • laboratorio sulle Danze Sacre di Gurdjieff tenutosi al Teatro Ateneo, presso l'Università La Sapienza di Roma, 2000; • stage con la compagnia Bread & Puppet Theatre, organizzato dall'Università La Sapienza di Roma, 1997; • laboratorio annuale di clown, insegnante: Gaston Troiano, 1997; • stage teatrale tenuto dall'attore e regista Pino Grossi, 1997; • laboratori di Commedia dell'Arte condotti da Claudio Di Maglio presso il Teatro Ateneo dell'Università La Sapienza di Roma, 1995, 1996; • laboratorio teatrale annuale presso la scuola internazionale di teatro Circo a vapore, Roma, 1995; • laboratorio sull’uso della voce condotto da Edda Dell’Orso, tenutosi al teatro Ateneo dell’Università La Sapienza di Roma, 1995; • laboratorio teatrale condotto da Cristiano Vaccaro presso l’associazione culturale Insieme per Fare, Roma, 1993; • laboratorio teatrale presso l’associazione culturale La Maggiolina, Roma, 1992; • effettua privatamente e con regolarità una supervisione individuale presso uno psicoterapeuta-arteterapeuta. Esperienze lavorative. • Attualmente: - conduce un laboratorio teatrale per disabili per la cooperativa Spes Contra Spem, Roma; - conduce (dal 2001) il laboratorio teatrale per disabili adulti nell'ambito del progetto laboratori sperimentali integrati, organizzato dalla cooperativa OLTRE e dal Municipio Roma Tre; - conduce un laboratorio teatrale per persone disabili per la cooperativa sociale Il Brutto Anatroccolo, Roma; - conduce un laboratorio teatrale presso il Centro di Cultura Popolare del Tufello, Roma; - conduce un laboratorio di drammateatroterapia presso l’associazione culturale SperimentArti, Roma; - lavora con le Arti Terapie in sedute individuali, Roma; - conduce come regista di Metamorfosi Teatro, un laboratorio permanente di ricerca teatrale; - come regista di Metamorfosi Teatro porta in scena il corto teatrale Vincere in teatri e rassegne e lavora alla creazione dello spettacolo Domani è il giorno. • Conduce Corpi Tondi, Corpi a Punta. Stage intensivo sul corpo scenico, in collaborazione con Groucho Teatro, 2008; • conduce stages e laboratori di Drammateatroterapia presso l’Istituto Meme di Modena, 2007-2008; • conduce lo stage di Drammateatroterapia Il CorpoComico presso la Libera Università di Alcatraz, Gubbio, 2008; • conduce un laboratorio teatrale per attori finalizzato alla messa in scena dello spettacolo Vincere, Roma, 2008; • conduce uno stage di Drammateatroterapia in occasione del V Convegno sulle Arti Terapie La corporeità della mente, organizzato dall’Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative, Lecce, 2007; • conduce lo stage di Drammateatroterapia Il Corpo in Gioco presso il Centro di Cultura Popolare del Tufello, Roma, 2007; • conduce laboratori di Arti Terapie presso il Casale dei Monaci, Ciampino, 2007-2008; • conduce, con la Dott.ssa Elena La Puca lo stage Danzare il personaggio. Laboratorio creativo tra danza e teatro, presso l’associazione culturale Officine Sottosopra, Roma, 2007; • conduce due laboratori teatrali presso il Centro di Cultura Popolare del Tufello, Roma, 2007; • conduce un laboratorio di drammateatroterapia presso l’associazione culturale Officine Sottosopra, Roma, 2007; • dal 2004 al 2007 conduce un laboratorio di musicoterapia presso il Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura dell’Ospedale S.Giovanni-Addolorata (ASL RM/C), Roma • conduce un laboratorio teatrale per la terza età promosso dal Municipio Roma IV e dal Centro di Cultura Popolare del Tufello, presso il Centro Polivalente Anziani Cecchina Aguzzano, Roma, 2007; • conduce uno stage di drammateatroterapia in collaborazione con l’associazione culturale Arteartè, Reggio Calabria, 2006; •conduce uno stage di drammateatroterapia presso l’associazione culturale Cielo e Terra, Roma, 2006; • conduce due stages di drammateatroterapia presso l’Associazione Culturale Residui Teatro, Roma, 2006; • conduce uno stage di drammateatroterapia presso la Libera Università di Alcatraz, Gubbio, 2006; • conduce il laboratorio teatrale per la terza età I percorsi della memoria, promosso dal Municipio Roma IV e dal Centro di Cultura Popolare del Tufello, Centro Polivalente Anziani Cecchina-Aguzzano, Roma, 2006; • conduce il laboratorio di Arti Terapie “Incontro con l’opera di Franco Ferrari” presso il Casale dei Monaci, Ciampino, 2006; • conduce due laboratori teatrali presso il Centro di Cultura Popolare del Tufello, Roma, 2006; • conduce uno stage di drammateatroterapia presso lo IALS (Istituto Addestramento Lavoratori Spettacolo) di Roma, 2005; • conduce (dal 2001) il laboratorio teatrale per disabili adulti nell'ambito del progetto laboratori sperimentali integrati, organizzato dalla cooperativa OLTRE e dal Municipio Roma Tre. Con il laboratorio porta in scena gli spettacoli Il re e i gobbi (2002), Valzer (2004), Piccolo valzer (per Tiziana Cocco) (2005), Circo! (2006), L’osteria dell’aria fritta (2007) e B. (2008); • conduce un laboratorio teatrale presso il Centro di Cultura Popolare del Tufello, 2005, Roma; • nel 2005 e 2006 conduce un laboratorio teatrale per adulti presso il 3° Centro Territoriale per l’Educazione Permanente del Municipio IV, Roma; • dal 2002 al 2005 è assistente domiciliare per la cooperativa Il brutto anatroccolo, Roma; • conduce un laboratorio teatrale presso il Centro Diurno del C.S.M. della ASL RM/A di Via Monte Tomatico, 2004, Roma; • conduce un laboratorio teatrale presso l’associazione culturale Novamusica e arte, Roma, 2004; • conduce, per il Teatro Potlach di Fara Sabina, un laboratorio teatrale per disabili adulti a Passo Corese (RI), 2002; • lavora come operatore nella ludoteca Spazio Natalizio (per bambini dai 4 ai 10 anni) gestita dalla cooperativa Oltre e promossa dal Municipio Roma Tre, 2001; • nel 2001 lavora col burattinaio Giancarlo Santelli; • operatore nei laboratori sperimentali integrati 1999/2000 di teatro e cucina, promossi dalla cooperativa OLTRE e dal Municipio Roma Tre, Roma, 1999/2001; • nel 1999 collabora con la rivista bimestrale DEA; • 1996/2002: assistente domiciliare per la cooperativa OLTRE; • operaio presso la T.I.M.E. Service, Ingolstadt (Germania), 2000; • assistente domiciliare per la cooperativa Prassi e ricerca dal 1995 al 1996, Roma; • operatore sociale presso le colonie estive dell'ANFFAS (Associazione Famiglie Fanciulli Adulti Subnormali) di Roma dal 1993 al 1998; • assicuratore ramo vita per la Prudential Italia, 1994; • cameriere presso l'hotel Hilton, Roma, 1993; • cameriere presso la birreria Falco matto, Roma, 1993. Pubblicazioni. • Dal 2009 collabora come critico teatrale al periodico Ciao! La rivista per chi dtudia l’italiano; • è relatore in occasione del V Convegno sulle Arti Terapie La corporeità della mente, organizzato dall’Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative, Lecce, 2007; • pubblica la tesi di laurea, (dal titolo Il teatro Fiano, Cassandrino e la marionetta), per le Edizioni Junior di Bergamo, in collaborazione con l’Associazione Peppino Sarina di Tortona, 2006; • pubblica tre articoli per la rivista Arti Terapie, 2006-2008; • scrive la prefazione a Basta domandare, opera teatrale di Marco Montanari, edita da Sovera Multimedia, 2004; • dal 2002 è autore di alcuni testi per il cantautore Emanuele Inserto; • scrive articoli di arte, cultura e società per il bimestrale Dea Contro, 1999-2000; • tra il 1994 e il 1996 collabora con PANTAGRUELE, rivista di satira del linguaggio. Esperienze artistiche. • Attualmente è attore e regista di Metamorfosi Teatro. Con lo spettacolo Passaggi partecipa al Maggio Sermonetano 2006. Con lo spettacolo Vincere partecipa alla rassegna Schegge d’autore al Nuovo Teatro Colosseo (2008). Lo spettacolo viene rappresentato anche al Teatro Ygramul (2008) di Roma e al Teatro Fàrà Nume di Ostia Lido (2009); • Dal 2007 conduce un laboratorio teatrale integrato per disabili adulti, promosso e realizzato dalla cooperativa Spes Contra Spem. Con il gruppo Teatro Buffo, nato dal laboratorio, porta in scena lo spettacolo Celebrità presso il Teatro Viganò (2007) e il Teatro S.Mauro Abate (2008) di Roma,; • Dal 2007 conduce un laboratorio teatrale integrato per disabili adulti, promosso e realizzato dalla cooperativa Brutto Anatroccolo. Con il gruppo Teatro del Lipirone, nato dal laboratorio, porta in scena lo spettacolo Quorari, presso il Defrag, Roma, 2008; • nel 2007 è regista e attore del cortometraggio Interviste sul teatro, realizzato con gli attori del laboratorio teatrale disabili della cooperativa Spes Contra Spem; • dal 2001 conduce un laboratorio teatrale integrato per disabili adulti, promosso e realizzato dalla cooperativa Oltre e il Municipio Roma Tre, con i quali porta in scena gli spettacoli: Il re e i gobbi (2002), Valzer (2004, rappresentato al Teatro delle Muse, Roma), Piccolo valzer (per Tiziana Cocco) (rappresentato all’Agorà Festival di Roma e al Teatro Saffi di Roma, 2005), Circo! (2006), rappresentato al Teatro Colosseo di Roma in occasione dell’Agorà Festival e all’Handicap Day 2006, L’osteria dell’aria fritta (2007) e B. (2008); • porta in scena, come regista, gli spettacoli Taksati. Storie attorno a un filo (2005), Italia, 2050 (2006), Caos (2006), Quotidiana Follia (chi tiene le fila?) (2007), Le storie di ognuno sono semi di vita dove la follia è ben gradita (2007), Il reparto (2008), con il gruppo Laboratorio di Teatro Popolare, nato nel lavoro di laboratorio teatrale condotto al Centro di Cultura Popolare del Tufello a Roma dal 2005; • regista degli spettacoli La locanda dei racconti (2006) e La mendicante sfortunata (Ovvero: La Grande Allegria) (2007), nati dal laboratorio teatrale per la terza età I percorsi della memoria, promosso dal Municipio Roma IV e dal Centro di Cultura Popolare del Tufello, Centro Polivalente Anziani Cecchina-Aguzzano, Roma, 2006-2007; • regista degli spettacoli Nell’assurdo (2005) e Un sogno (2006), rappresentati dal Teatro degli Incoscienti, gruppo nato dalla conduzione del laboratorio teatrale per adulti presso il Centro Territoriale per l’Educazione Permanente del Municipio IV di Roma, negli anni 2005 e 2006; • é uno degli interpreti del cortometraggio Sentimenti in scatola, regia di Marco Montanari, 2003: • con la compagnia Cilantro Teatro porta in scena Macondiano all’ Altrofestival di Milano, al festival Fiumestate 2003 (Fiumefreddo Bruzio, Cosenza), all’ex-cinema occupato Astra di Roma e al centro culturale Affabulazione di Ostia (RM), 2003; • voce recitante in Come d'autunno. Vita e speranza in un tempo sospeso, spettacolo di poesia e musica, con l'accompagnamento della chitarra classica di Emanuele Inserto, 2002; • è uno degli interpreti dello spettacolo MASCHERATI!, scritto e diretto da Dario Aggioli della compagnia Teatro Forsennato, 2001; • nel 2001 lavora col burattinaio Giancarlo Santelli, col quale ha messo in scena gli spettacoli Il principe curioso e Pulcinella in cerca di fortuna per il mondo. • messa in scena dello spettacolo Pioggia obliqua: lettura poetica dedicata a Fernando Pessoa, con l'accompagnamento della chitarra classica di Emanuele Inserto, 2001; • è uno degli interpreti dello spettacolo multimediale Multivisione georgos, interras intercaela creato dal gruppo di artisti S. Giorgio, 1999; • é uno dei due conduttori di un laboratorio teatrale per disabili adulti, (con i quali porta in scena lo spettacolo El Roble ), tenutosi nell'ambito del progetto laboratori sperimentali integrati 1999/2000 gestito dalla cooperativa OLTRE e dal Municipio Roma Tre; • è uno degli interpreti del cortometraggio Collasso, regia di Sang Do Lee, 1999; • partecipa all'edizione 1999 del festival di teatro di strada Mercantia a Certaldo, con il gruppo I Ronzini Balzani; • nel 1998 e nel 1999 fa parte della compagna teatrale YAALED, con la quale ha portato in scena lo spettacolo Por un amor, adattamento teatrale del film Profundo Carmesì di Arturo Ripstein; • spettacolo di strada (con Giulia Scala) I Clowns Pazzaioni alle Olimpiadi, rappresentato in diverse piazze di Roma, 1998; • è uno degli interpreti del cortometraggio 2000 anni non sono niente, regia di Gaston Troiano, 1997.

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venerdì, 17 agosto 2007


UNA MUSICA PER ENTRARE NEL MIO BLOG.

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Video e foto sulla mià attività teatrale con persone con disabilità e con Metamorfosi  Teatro gruppo di ricerca teatrale,
sono visibili su:

www.myspace.com/davidemarzattinocci

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Foto di Aziza VascoNoi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che 
siamo non possiamo
vincere, perché è il potere che vince sempre.
Noi possiamo al massimo convincere.
Nel momento in cui convinciamo, vinciamo, perché
determiniamo una
situazione di trasformazione difficile da recuperare.


Franco Basaglia
postato da: marzadavide alle ore 22:27 | link | commenti (1)
categorie:
martedì, 24 aprile 2007

            Il teatro non ha categorie, ma si occupa della vita.

E' il solo punto di partenza, l'unico veramente fondamentale.

Il teatro è la vita.

 

                                                                          Peter Brook

postato da: marzadavide alle ore 23:25 | link | commenti (1)
categorie:

SPETTACOLO LO_25

 

 

“Possono prendere un qualsiasi spazio vuoto e chiamarlo palcoscenico: un uomo attraversa questo spazio mentre qualcun altro lo guarda e questo è tutto quanto di cui ho bisogno perchè s'inizi un atto teatrale.

In teatro è l'immaginazione a riempire lo spazio".

 

Peter Brook

 

postato da: marzadavide alle ore 23:23 | link | commenti
categorie: cultura, poesia, creativitĂ , libertĂ 

 URGENZaTEATRO

Due spettacoli per l’emergenza

terremoto in Abruzzo

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Sabato 30 maggio 2009

al Centro di Cultura Popolare del Tufello,

via Capraia 81, Roma.

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Ore 20,30

 

Metamorfosi Teatro

 

Domani è il giorno

(Studio n.1)

 

Con: Lara Almerico, Enrico Carraro Moda, Stefania Mellace,

Giusi Nazzarro, Paola Santamaria

Drammaturgia di Marco Montanari

Regia di Davide Marzattinocci

Costumi femminili di Giulia Scala

Oggetti di scena di Maria Vincenza Nardini

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Ore 21,30

 

Groucho Teatro

 

Prometeo in blues

 

Con Raffaele Schettino

Regia di Mara Calcagni

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Ingresso a sottoscrizione

 

IL ricavato verrà devoluto alla popolazione abruzzese terremotata.

 

Al termine degli spettacoli saranno offerti dei crostini,

un primo piatto e del vino.

 

Per info: tel/fax 06/87184111, 340/1486357  ccptufello@yahoo.it

davide.marzattinocci@yahoo.it

www.ccptufello.splinder.com

 

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Metamorfosi Teatro

 

in:

 

Domani è il giorno

(Studio n.1)

 FOTO di Alessandro faralli

Una donna che ha scelto di sacrificarsi per il suo popolo, facendosi esplodere in territorio nemico, vive il suo ultimo giorno. Protetta e nascosta dall’Organizzazione che la farà diventare una martire per la sua gente, incontra tre persone: la donna che segretamente la ospita nel suo scantinato e la figlia di quest’ultima;  il capo dell’organizzazione, venuto per registrare il suo videotestamento.

Durante la notte la donna sogna. Nel sogno prende forma la sua storia, nelle azioni di strani personaggi. Nel sogno si confondono le distanze e si amalgamano la disperazione degli oppressi e quella degli oppressori; si svelano simbolicamente i meccanismi che portano alla violenza.

Nessuna collocazione storica o geografica caratterizza la messa in scena; il sacrificio non ha tempo ed è quello di tante donne e uomini. La donna rivelerà una rabbia, un’umanità e un desiderio di contatto scaturiti da una umiliante e continua condizione di oppressione. Sentimenti che agli occhi del nemico occidentale e “civilizzato” vengono accuratamente celati e negati da una censura globalizzata e finalizzata al mantenimento del potere.

Un messaggio affinché ognuno possa capire il dolore degli altri.

 

Lo spettacolo verrà presentato come studio, ovvero in una fase di costruzione dove nulla è definitivo (per quanto mai uno spettacolo può essere considerato una struttura finita).

Ciò che ha preso forma potrebbe ancora essere suscettibile di variazione nel corso del tempo.

 

Con:

Lara Almerico, Enrico Carraro Moda, Stefania Mellace,

Giusy Nazzarro, Paola Santamaria.

 

Regia di Davide Marzattinocci

 

Drammaturgia di Marco Montanari.

 

Costumi femminili di Giulia Scala

 

Oggetti di scena di Maria Vincenza Nardini

 

Domenica 17 maggio 2009, ore 21

Teatro Il Cantiere

Via Gustavo Modena 92, Roma

 

Ingresso € 7

 

Non sarà possibile accedere a spettacolo iniziato.

 

Info: tel: 340-1486357

davide.marzattinocci@yahoo.it

www.davidemarzattinocci.splinder.com

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Teatro Buffo

Laboratorio Teatrale Integrato

 

in:

 

Cafè des pissenlits

 Cafe des pissenlits

Cafè des pisenlits è l’ultimo spettacolo del laboratorio teatrale disabili della cooperativa Spes Contra Spem. Lo spettacolo è nato dall’idea di creare situazioni attorno ad uno spazio intimo, che ha il centro in un tavolino e qualche sedia. Attorno a questo centro (un luogo dove una piccola comunità passa e lascia tracce di sé) sono nati personaggi più o meno probabili che, come il titolo suggerisce, sono rappresentanti di un mondo borghese, culturalmente ricco.

Ma in alcuni casi il contenimento borghese cede il passo ad atteggiamenti opposti, che liberano sanamente gli istinti più bassi, intimi e inconfessabili che ognuno di noi porta con sé.

 

Con:

Emilia Balbo

Tommaso Graziola

Davide Marzattinocci

Elio Meloni

Stefania Mellace

Patrizia Milanese

Diana Milos

Giusi Nazzarro

Giorgio Russo

Giuseppe Vomero

 

regia

Davide Marzattinocci

audio e luci

Suzana Zlatkovic

 

a seguire:

 

Club des pissenlits

Il teatro, lo spettacolo, l'attore

e altre divagazioni

Teatro Buffo incontra il pubblico e il pubblico incontra Teatro Buffo

 

Domenica 10 maggio 2009 ore 18:00

al Cineteatro, 33 in via del Gran Paradiso, 33 Roma

Ingresso libero.

 

www.spescontraspem.it

 

per info: teatrobuffo@spescontraspem.it

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Cafè des pissenlits sarà in scena

nella 3° Rassegna

Nazionale Città di Rovigo Teatro e disabilità,

mercoledì 27 maggio, ore 9,30.

Per info cliccare sull'allegato qui sotto.

 ManifestoDisabilita2009

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Metamorfosi Teatro

 

in:

 

Vincere

(corto teatrale)

 Foto di Alessia Cerqua

Con: Lara Almerico, Enrico Carraro Moda, Stefania Mellace,

Giusi Nazzarro, Paola Santamaria.

Drammaturgia di Marco Montanari.

Abiti femminili di Giulia Scala

Regia di Davide Marzattinocci

 

Vincere nasce da una meditazione sull’animale uomo, sui processi che rendono la violenza come una costante della razza umana. Quindi violenza come territorialità`, violenza come unico modo di sopravvivenza dell’essere umano. Ma anche eccessiva enfasi su questo aspetto che porta a un risultato completamente distorto e autodistruttivo. Questo è infatti il risultato finale di un processo per cui l’uomo non puo’ più  commettere violenza alla stregua di una scimmia, quindi vedendo in faccia l’avversario e fermandosi un attimo prima di sterminare la sua stessa specie. Non solo, ma l’eta’ di morte sempre più  alta porta anche a un blocco sociale che la violenza, sempre più  raffinata, non puo’ far altro che esaltare e rendere immobile. Tutto questo a fianco di un uguale processo di avanzamento e potenziamento di giovani vittoriosi che poi, senza tanti complimenti, vengono messi da parte dalle loro stesse società. In un quadro più  ampio, in un mondo globale possiamo vedere questo discorso in coloro che vengono da paesi poveri e si specializzano in modo tale da diventare elite nel mondo globalizzato che poi li respinge in quanto figli di paesi poveri, di serie B. E l’unica soluzione a questa situazione puo’ apparire la violenza più  devastante, quella più  suicida e letale…

 

 

Corti teatrali
V rassegna

DAL 1 AL 3 MAGGIO 2009

Orari di inizio spettacoli:

ven. sab. ore 21.00 dom. ore 18.00

Ingresso
intero € 12,00, ridotto € 10,00

 

Teatro Fàrà Nume
Via Domenico Baffigo 116
00121 Ostia Lido – Roma

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Metamorfosi Teatro

 

presenta:

 

Stage Estivo Intensivo Di Teatro

 

A CAMPOLI APPENNINO (FR)

 

UBU RE

Dal 19 al 25/07/09

condotto da

Davide Marzattinocci

Ubu-Jarry

Lo stage è finalizzato ad una ricerca teatrale che prenda spunto dall’Ubu Re di Alfred Jarry. Il testo verrà considerato un punto di partenza dal quale, attraverso il training e l’improvvisazione, lavorare su una performance. Non si tratterà di lavorare su una messa in scena del testo, ma di usarlo come spinta iniziale per poi distaccarsene; il testo sarà il motore creativo dal quale cogliere tutte le suggestioni che formeranno poi il materiale finale. Ogni partecipante potrà mettere in gioco la propria individualità (senza giudizi di valore) a disposizione delle proprie potenzialità creative, divertendosi e calandosi nell’esperienza del qui e ora del gioco teatrale.

 

 

A CHI E’ RIVOLTO

 

Lo stage intensivo estivo è aperto a tutti, attori e non attori, a chiunque abbia il desiderio, la voglia e anche l’urgenza, al di la delle proprie scelte di vita della realtà quotidiana, di entrare in una dimensione creativa totale e d’approfondimento, in un rapporto intimo con la Natura, nella ricerca di un contatto profondo con l’altro, attraverso l’arte teatrale, la creazione.

 

 

SEDE DELLO STAGE

 

Lo stage si effettuerà a Campoli Appennino (FR), in uno chalet di montagna in legno e pietra situato nel 00029Bosco degli Appennini. Un luogo altamente suggestivo, dove la ricchezza della natura raggiunge le dimensioni ideali per una piena immersione nel lavoro di ricerca ed approfondimento teatrale. Nella villa saranno a disposizione dei partecipanti camere doppie e triple, servizi, spazi comuni per il lavoro e la socializzazione, ampi spazi interni ed esterni.  La villa, che offre uno splendido panorama sui monti e sul piccolo centro abitato di Campoli Appennino, è dotata di ogni servizio indispensabile: camere doppie, triple e quadruple (per un totale di 18 posti letto), 3 servizi, spazi comuni per il lavoro e la socializzazione, ampi spazi interni ed esterni. Il riscaldamento, necessario nel periodo invernale, è fornito da due camini (ottimi per grigliate di ogni tipo) e da stufe elettriche.

Uno degli scopi dello stage è quello di socializzare e di creare relazioni profonde con i propri compagni: per questo, momenti comuni al di fuori del lavoro strettamente teatrale, come cucinare, apparecchiare, mangiare, sono importanti alla stesso modo del lavoro attoriale. Per questo saranno vissuti assieme, in uno spirito di collaborazione, affiatamento e fiducia.

A ciò, si aggiunga che una delle principali risorse per agevolare l’andamento dello stage nella sua dimensione collettiva di condivisione, è quella di possedere un buono spirito di adattamento, senza il quale è difficile cogliere il senso delle cose con il giusto spirito e l’adeguata allegria.

Il menù è fisso, chiunque abbia allegrie o intolleranze, ha la possibilità di portare con se il proprio cibo, l’associazione metterà a sua disposizione un frigorifero ed il necessario per poter cucinare, compatibilmente con gli orari della cucina comune.

 

 

IL LAVORO

 

La giornata sarà strutturata in questa maniera:

 

ore 08.30    sveglia

ore 09.00   colazione

ore 10.00-13.00   riscaldamento, training, improvvisazione.

ore 13.00    pranzo

ore 14.30-19.30   strutturazione del materiale e della performance.

ore  20.30   cena

ore 22.00   attività serali.

 

 

Le ore di attività al mattino saranno utilizzate soprattutto per approfondire il lavoro sul training dell’attore e per creare relazioni del gruppo.

Ci saranno momenti di lavoro fisico di gruppo ed individuali.

 

Nel lavoro pomeridiano verrà dato corpo al lavoro di ricerca che poi si concretizzerà nella performance finale.

A conclusione del lavoro pomeridiano prenderemo un tè, un momento di confronto e di scambio molto importante.

 

Sia durante il lavoro della mattina, del pomeriggio e della sera sarà possibile utilizzare gli spazi interni ed esterni della tenuta, per  contaminare i luoghi, farci influenzare dalla natura.

 

Per il lavoro è fondamentale una conoscenza del testo (è consigliato portarlo con sé).

Si richiede di portare un oggetto qualsiasi (tranne capi di abbigliamento e orecchini collane, bracciali, anelli) scelto istintivamente dopo aver letto il testo.

È ben accetto l’utilizzo di strumenti musicali quali fisarmonica, chitarra, borghi, tamburelli etc.

 

Alla  fine di ogni settimana di stage è prevista una dimostrazione di lavoro in piazza.

 

Per i partecipanti allo stage la dimostrazione di lavoro è facoltativa.

 

Ogni stage dura una settimana, il suo inizio è fissato con la cena di domenica 19 e si conclude con la prima colazione di domenica 26.

 

IL COSTO DELLO STAGE E’ DI € 300 E COMPRENDE IL CORSO, LA TESSERA ASSOCIATIVA, IL VITTO E L’ALLOGGIO.

E’ richiesto il versamento di un acconto entro il 12 luglio 2009.

 

 

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Metamorfosi Teatro

 

presenta:

 

TEATRO E GIOCO

Stage di DrammaTeatroTerapia.

Condotto da Davide Marzattinocci

 L’esperienza di drammateatroterapia sarà incentrata sul gioco, 
sulla ricerca e la scoperta delle proprie modalità ludiche.
L’apparente caos del giocare con il teatro coinvolgerà la
 struttura corpo-voce per portarla nel limite (una linea
sospesa tra realtà e immaginazione) tra il modo
quotidiano e quello della finzione, e in tutti e
due contemporaneamente. Il gioco è strumento
per interpretare diversi personaggi, cercare le forme
 che ci appartengono e scoprirne di nuove, modificare
il corpo e la voce in infiniti modi per poi ritornare
sempre a se stessi.

Un esperienza per provare a cercare la propria
creatività inespressa o soffocata dal vivere quotidiano
 attraverso le qualità terapeutiche del fare teatro.

Lo stage si svolgerà sabato 11 luglio 2009 (h 10-14 e 15,30-18,30) presso la Libera Università di Alcatraz, Loc. S. Cristina, Gubbio (Perugia).

Il costo è di € 65.

E’ obbligatoria la prenotazione versando un anticipo entro il 7 luglio 2009.

E’ possibile soggiornare presso la Libera Università di Alcatraz.

Per info: www.alcatraz.it.

Sullo stesso sito è possibile trovare informazioni su come arrivare ad Alcatraz.

 

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LABORATORIO TEATRALE
al Centro di Cultura Popolare Tufello

"Sono un clown e faccio
collezione di attimi"

Heinrich Böll

Copia di haring[1]Il laboratorio è uno spazio creativo
dove muoversi e danzare,
giocare, improvvisare,
divertirsi liberamente,
inventare personaggi,
entrare in contatto,
creare uno spettacolo.

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Lunedì, ore 20,30/22,30,
Centro di Cultura Popolare del Tufello,
via Capraia 81, Roma,
Il laboratorio aperto a tutti, anche a
chi non ha esperienza teatrale.
Il costo è di 20 euro di iscrizione annuale
e di 45 euro mensili
Primo incontro gratuito.
Il laboratorio è condotto da Davide Marzattinocci
ed avrà inizio non appena si raggiungerà
un numero sufficiente di adesioni.

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Per info ed adesioni:
tel.06.871.84.111
(lasciare messaggio in segreteria e richiameremo),
340-1486357
davide.marzattinocci@yahoo.it
ccptufello@yahoo.it

www.ccptufello.splinder.com

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LABORATORIO
di DRAMMATEATROTERAPIA

ColOl05b

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Non si va a teatro per scappare da sé,
ma per ristabilire un contatto
con il mistero che tutti siamo.


A. Jodorowsky
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Il laboratorio di drammateatroterapia si propone di stimolare le potenzialità creative e relazionali dei partecipanti nel rispetto delle caratteristiche individuali, ed e' aperto a chiunque.Non è necessaria alcuna esperienza teatrale.
Il laboratorio può essere interpretato come uno spazio formativo in senso professionale, personale ed artistico; uno spazio altro nel quale si può lavorare creativamente sulla scoperta di sé e che permette di immergersi nel qui e ora dell’esperienza creativa.

Il teatro è un contenitore dove provare a giocare, esprimersi liberamente senza alcun giudizio di valore, sperimentare il gioco di essere qualcun altro, comunicare ed entrare in contatto con sé e con gli altri, far parte di un gruppo senza perdere la propria identità, divertirsi in un tempo sospeso dalla quotidianità, scoprire i propri limiti e le proprie risorse, mostrarsi come non ci si mostra in altri contesti, ascoltare gli altri, cambiare la propria forma, improvvisare, entrare in contatto con le emozione proprie e dell’altro, perdersi e ritrovarsi per poi perdersi ancora...

Il laboratorio  è aperto  a chiunque attori e non attori.
È particolarmente indicato a medici, psicologi, assistenti sociali, educatori, operatori di comunità, insegnanti, animatori, operatori sociosanitari, attori ed artisti.

Si consiglia di indossare abiti comodi che facilitino il movimento.
E’ consigliato portare un tappetino
o asciugamano sul quale potersi sdraiare.

Il percorso  laboratoriale non abilita alla
professione di operatore in Drammateatroterapia.

Roma: Mercoledì ore 18,30/20,30, Ass Cult. SperimentArti,
via R. Montecuccoli 28 (P.le Prenestino). Aperto a tutti.
Costi: 55 € ogni 4 incontri più € 15 annuali per assicurazione.
Primo incontro gratuito.
Il laboratorio inizierà appena si raggiungerà
un numero minimo di adesioni.



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BUFFONERIE!

Alla ricerca del corpo comico
e del personaggio buffo.

Condotto da Davide Marzattinocci

buffonerie
La creatività come elemento presente in ognuno è lo strumento per giocare, muoversi, improvvisare, creare i propri personaggi buffi, comici, clowneschi, surreali e metterli in scena assieme a quelli degli altri.

 Domenica 1 marzo 2009, Gallese (VT), agriturismo
Giulia di Gallese

Per info e iscrizioni non contattare Davide Marzattinocci ma direttamente Ludership via telefono al  329.6281236  o via mail a info@ludership.com

Ludership è il 1° network per ridere, vivere e lavorare con il sorriso! Inserisci le tue attività tra gli eventi! Visita il centro ludership! Se sei interessato a certificare le tue attivita' su ludership, contattaci su: info@ludership.com

Visita ludership al: http://ludership.ning.com

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LABORATORIO TEATRALE
PER BAMBINI e RAGAZZI

teatrino

LABORATORIO TEATRALE

 

PER BAMBINI E RAGAZZI

 

Uno spazio dove muoversi, giocare, ballare, creare storie, personaggi

e mettere in scena uno spettacolo.

Il laboratorio si svolgerà il sabato mattina presso la ludoteca

Il Pulcino Canterino, viale Ionio 288, (zona Montesacro-Roma)

e sarà condotto da Davide Marzattinocci.

Sono attivi due gruppi: 7-10 anni (ore 9-10,30) e

11-14 anni (ore 11-12,30).

Info: 06.8174797-340/1486357

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TEATRO E DISABILITA':

 
 
Una iniziativa promossa dal Municipio Roma III
e realizzata dalla Cooperativa Oltre
nell’ambito del Progetto Laboratori
per persone con disabilità.
 
Opperbacco Teatro
 
in:
Foto di Chiara Cardelli 
B.
 
Uno spettacolo nato da poco, ancora in fase
embrionale che si offre al pubblico in tutta la sua
freschezza e vitalità.
Uno spettacolo che col passare del tempo non
sarà più questo.
Uno spettacolo dove l’improvvisazione ne
è fondamento.
O più semplicemente, B.
 
Con:
Grace Fortini     
Ferdinando Giacalone     
Mara Ialungo     
Daniele Lattanzi     
Gianluca Laura     
Maria Enrica Angelico   
Gabriele Maran     
Luigi Meloni     
Davide Marzattinocci     
Armando Palaggi     
Giulia Valido     
Regina Dagata     
Paolo Vela     
Lara Pedilarco     
Fabio Strada
 
Collaborazione drammaturgica di Stefano Romani.
 
Audio: Stefano Romani.
 
Regia: Davide Marzattinocci.
 
Martedì 17 giugno 2007, ore 16,
Teatro Saffi, via dei Sabelli 119, Roma.
Ingresso libero.
Non sarà possibile entrare a spettacolo iniziato.
sabato, 10 febbraio 2007

ARTI TERAPIE
Percorso individuale
 
Con il termine Arti Terapie si definisce una disciplina che utilizza il linguaggio delle Arti a scopo espressivo, educativo e/o riabilitativo. L’esperienza con le Arti Terapie è aperta a tutti; a chi ha il desiderio diStage DTT-violinista verde esprimersi attraverso un’attività creativa, ma anche a persone disabili o in condizioni di disagio.Il suono, il ritmo, il segno grafico, il teatro, la danza, il colore, il movimento, il contatto con la materia, la narrazione, sono lo stimolo per esprimere emozioni, sensazioni e il proprio stato d’animo; sono un linguaggio immediato e semplice che permette di esprimere le proprie emozioni.
Le Arti Terapie hanno il peculiare obiettivo di contribuire ad aiutare la persona in un processo di espressione creativa. Il “qui e ora” dell’esperienza creativa permette alla persona di essere completamente immersa in uno spazio-tempo altro, libero e svincolato dal giudizio.
L’esperienza può essere individuale o riservata a coppie o piccoli gruppi.
Le Arti utilizzate come terapia saranno scelte in base alle caratteristiche o alle esigenze della persona e nel corso del tempo potranno variare e/o integrarsi tra loro.
Nell’esperienza si potrà:
-raccontare e raccontarsi attraverso l’arte.
-sviluppare le capacità comunicative e relazionali.
-esprimere liberamente la creatività.
-sperimentare l’arte attraverso il gioco.
-scoprire potenzialità individuali non espresse o coartate.
 
Davide Marzattinocci e' dottore in Lettere (indirizzo Storia del Teatro), attore, regista e arteterapista ad orientamento psicofisiologico. Conduce stages di Drammateatroterapia e Arti Terapie, laboratori di teatro. Applica la Drammateatroterapia e le Arti Terapie con persone disabili e in ambito psichiatrico, con gruppi e individualmente. Lo studio ha sede in Roma, zona piazzale delle Provincie.
 
Dott. Davide Marzattinocci.
Tel: 340/1486357.   
E-mail: davide.marzattinocci@yahoo.it
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Estratto dalla mia relazione in occasione del
V Convegno Annuale sulle Arti Terapie
LA CORPOREITA’ DELLA MENTE:
senso creativo e comunicazione di senso  
nella relazione d’aiuto

Auditorium del Conservatorio di Musica “Tito Schipa”
Via V. Ciardo, 2 - Lecce
20, 21 e 22 Dicembre 2007
--
Il teatro come strumento trasformativo: modalità d’intervento individuali e di gruppo in un laboratorio teatrale integrato con persone disabili.
 
di Davide Marzattinocci
 
Le riflessioni a seguire vogliono essere non solo una descrizione operativa di intervento in un laboratorio teatrale integrato con persone disabili, ma anche e soprattutto, un punto di riflessione sulle potenzialità e le difficoltà che la drammateatroterapia in sé porta nella sua forma applicativa.
Il laboratorio è promosso dalla cooperativa Spes Contra Spem e si svolge a Roma nel IV Municipio.
Coinvolge cinque persone con disabilità che vivono nelle case famiglia gestite dalla cooperativa, tre operatori, due attrici e il sottoscritto in quanto conduttore, regista e attore. Il progetto prevede riunioni mensili con tutto il gruppo operatori nelle quali viene impostato un percorso gruppale ed individuale su ciascun utente, percorso poi applicato attraverso l’arte teatrale e gli strumenti della drammateatroterapia.
L’intervento all’interno del laboratorio parte dal gruppo per spostarsi al singolo all’interno del gruppo, per tornare al gruppo stesso. E’ possibile identificare tre fasi che corrispondono a tre parti del lavoro.
 
Il primo passo consiste nell’entrare in contatto con il gruppo, così ogni singolo incontro prevede inizialmente giochi ed esperienze collettive non prettamente teatrali ed interpretative, ma fondate sul contatto, sul ritmo, sul movimento e sulle intersezioni (comunque inevitabili) tra queste tre componenti. Anche dopo mesi di laboratorio in questo modo mi è possibile percepire il gruppo e le sue dinamiche in quel momento. In più la riunione fornisce elementi relativi alla quotidianità degli utenti, materiale anch’esso prezioso per lavorare nel laboratorio.
 
Il secondo passo entra in merito nelle improvvisazioni. In questo caso l’attenzione si sposta nuovamente al singolo. L’improvvisazione è in primo luogo uno strumento di osservazione sulle modalità espressive dell’utente e sul suo qui e ora. In secondo luogo consente di lavorare su ognuno in modo specifico, stimolando elementi creativi (a volte anche critici) che rientrano nel percorso pedagogico. Tutto ciò avviene in modo sotteso; il materiale emotivo messo in gioco prende la necessaria distanza estetica, grazie al come se del teatro. Ciò non toglie che tutto ciò non porti verso nodi critici, ma fa parte del lavoro prendersi carico e accettare, da parte del conduttore e del gruppo, tale possibilità. E’ necessario poi considerare anche chi osserva come parte del processo, perciò il lavoro pedagogico dovrà tener conto anche dello stato emotivo di chi, pur assistendo, non è assolutamente in condizione di passività.
 
Il terzo passo ritorna al gruppo, ricomponendo i frammenti costituiti dalle improvvisazioni in forma di spettacolo. La performance è così una rappresentazione del lavoro del gruppo e dei singoli nel gruppo, che esprime ciò attraverso il linguaggio teatrale. In questa fase vi è un intervento più deciso del conduttore, che pur non modificando il sentire del singolo e senza restringere la sua libertà creativa, porta il tutto in una forma più organica. Credo che la cosa più difficile ma più auspicabile sia riuscire a pensare che il valore estetico di uno spettacolo possa essere inevitabilmente legato al suo valore terapeutico. Insomma, un processo terapeutico sentito, costruttivo, porta il processo laboratoriale più o meno fluidamente verso il raggiungimento di un valore estetico.

 

                   

sabato, 16 settembre 2006

UN ARTICOLO DALLA RIVISTA "ARTI  TERAPIE" (nov.-dic. 2006)                  

                                                                             

TEATRO, DISABILITA’ ED ESTETICA.

“Dal mio quarto piano sull’infinito, nella plausibile intimità
della sera che sopraggiunge, a una finestra che dà sull’inizio
delle stelle, i miei sogni si muovono con l’accordo di un
ritmo, con una distanza rivolta verso viaggi e paesi ignoti, o
ipotetici, o semplicemente impossibili.”

Fernando Pessoa

Vorrei prendere spunto, per le semplici riflessioni che seguiranno, da un’esperienza che mi coinvolge da alcuni anni. Dal 2001 conduco un laboratorio teatrale per persone disabili promosso dal Municipio Roma Tre e realizzato dalla cooperativa Oltre. Al laboratorio partecipano mediamente una decina di utenti e da due a cinque operatori: tutti i partecipanti, me compreso, sono sempre coinvolti negli spettacoli in tutte le fasi, dalla creazione alla rappresentazione. Foto di Chiara CardelliProprio su questa distanza, sul percorso creativo che va dalla nascita dell’idea-azione teatrale alla sua fissazione-rappresentazione per il pubblico, vorrei fermare l’attenzione. C’è un legame tra il processo che avviene nel laboratorio e il senso estetico della performance che ne scaturisce? Perché spesso gli spettacoli con persone con disagio non hanno una valida collocazione estetica?
In merito alle difficoltà poste da queste domande vorrei citare un passo del prof. Giorgio Concato (Docente di Psicologia Dinamica all'Università di Firenze), che illustra due possibili condizioni di non equilibrio; dove la terapia annulla il teatro e dove il teatro inficia l’intervento terapeutico: “Nel primo caso, dunque, si assiste a spettacoli volti a suscitare nel pubblico la commozione per l'insospettata abilità dei disabili a mostrarsi "normali", a dimostrare, nell'ambito della finzione, quelle competenze e quelle attitudini la cui mancanza, nella vita concreta, li contrassegna e li separa dai soggetti normodotati: spettacoli del tipo "saggio di fine anno", per un pubblico di curiosi, parenti, operatori, volontari e persone sensibili, disposti ad apprezzare lo sforzo dei disabili di superare il loro handicap e la capacità dei registi-terapeuti di accompagnarli verso la riacquisizione di una normale funzionalità espressivo-motoria. Qui la terapia oscura l'arte, fino a trasformarla in semplice pretesto.
Nel secondo caso, invece, all'insegna di un'obsoleta apologetica della valenza decostruttiva della deformità, il "diverso" rischia di apparire sulla scena, inconsapevole del Foto di Chiara Cardellisuo ruolo di spettacolare alterità, solo come emblema e segno di un discorso critico-estetico sulle rimozioni e le esclusioni operate dalla vigente cultura della normalità.”. 
Partendo da queste considerazioni vorrei scrivere del ruolo del conduttore, così come lo vivo nella mia esperienza. Nel lavoro mi sento in balìa delle sensazioni, del sentire (parole che sono alla radice del termine estetica), navigo con il gruppo e attiro a me i loro messaggi consapevoli o meno; sono pienamente coinvolto delle loro possibilità (soprattutto delle più elementari ed istintive), dai loro ritmi, dai loro limiti, dalla loro quotidianità, dai loro movimenti e dalle loro ansie. Questo materiale si mescola alle mie sensazioni (la mia “estetica”) e a quello degli operatori, poi riaffiora bisognoso di un contesto, chiede di essere ricollocato dal sogno al palcoscenico sotto forma di suoni, oggetti, forme, azioni. Non è importante (anche se a volte è necessario) dare una “spiegazione razionale” all’azione teatrale; l’importante è che sia voluta, necessaria e riproducibile, senza che si perda la voglia di continuare a reinventarla, diversa ed uguale, come si reinventa, parallelamente, la relazione tra gli attori. Mi piace, una volta iniziato il percorso laboratoriale, restare in una temporanea sospensione attendendo e cercando lo stimolo, spesso una musica o un oggetto che, una volta fissato nell’azione scenica, crei uno spazio-tempo dove l’attore-utente possa “rappresentarsi” in un luogo protetto e modificabile. Mi piace aspettare che le immagini “cadano dall’alto”; poi le accolgo e le accompagno nel mio immaginario con la concretezza di ciò che gli utenti sono, in tutte (o alcune) loro subidentità. L’immaginazione tiene stretto a sé il reale e lo rielabora modificandone i contorni e permettendo all’attore di non dover assumere un’identità imposta, rigida, che non farebbe altro che privarlo dell’esperienza di esprimersi ed apparire sé ed altro da sé. Foto di Chiara Cardelli
Non credo sia facile mantenere l’equilibrio metodologico ed umano che consenta di non sbilanciarsi verso gli opposti citati dal prof. Concato, ma penso che sia auspicabile cercarlo, sentirlo e modularlo all’interno dell’esplorazione della relazione tra il conduttore e il gruppo. Un processo laboratoriale condotto con consapevolezza può portare dolcemente, fluidamente e con naturalezza, gli attori verso il sentire, quindi nel pieno di un’esperienza che si possa definire estetica. Perciò a mio avviso l’estetica del teatro in contesti di disagio (e forse anche del teatro in altri contesti) non è un punto di arrivo da raggiungere con immediatezza, ma la conseguenza di un processo creativo sentito.


Davide Marzattinocci

 

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Laboratori in S.P.D.C.

L’esperienza del muro.

(dalla rivista Arti Terapie)

 

L’esperienza del muro nasce come micro progetto all’interno del laboratorio di espressività corporea integrata che si svolge nel reparto Psichiatrico Diagnosi e Cura (S.P.D.C.) dell’ospedale S. Giovanni Addolorata di Roma il cui responsabile è il Dott. Walter Gallotta.

L’idea è nata un giorno mentre percorrevamo l’androne che precede l’entrata nel reparto. In questo spazio diverso tempo fa è stato eretto un muro di cartongesso che aveva la funzione di separare l’ambiente antecedente l’S.P.D. C, in cui i pazienti passano del tempo, anche solo per fumare o “prendere aria” e l’ambiente deputato alle visite mediche dell’ospedale e al pagamento dei ticket.

La sensazione che avevamo percorrendo il corridoio era quella di sfiorare, ogni volta,     non solo un muro, ma un muro esteticamente brutto, qualcosa messa lì “alla buono e meglio” ma con una precisa funzione: una vera e propria barriera architettonica.

Ci siamo allora dette che sarebbe stato interessante “spostare” il lavoro che svolgevamo con i pazienti all’interno del reparto, lì fuori, sul muro. Il pretesto era quello di renderlo meno squallido e più gradevole alla vista,  ma  contemporaneamente   si lavorava sul processo trasformativo del singolo paziente e del gruppo.

Ci piaceva che il tema della malattia mentale intesa come qualcosa da ghettizzare, isolare, nascondere magari  proprio attraverso un muro, fosse il filo conduttore del nostro lavoro e potessimo così inventarci, insieme ai pazienti, un modo  nuovo per affrontarla e  trattarla utilizzando i linguaggi artistici.

Il micro progetto è iniziato con l’ approvazione del primario e con l’adesione ,alla nostra proposta di collaborazione,  degli altri due laboratori attivi nel reparto, quello di musicoterapia e quello di scrittura collettiva. Ognuno di noi ha mantenuto la piena autonomia all’interno del proprio laboratorio ma abbiamo condiviso, sin dall’inizio, il progetto terapeutico e la sua organizzazione generale.

 

 

Laboratorio di espressività corporea (Dott.ssa Elena La Puca, dott.ssa Francesca Barbieri).

 

Per quanto riguarda il nostro laboratorio, il lavoro iniziava spesso all’interno del reparto con esperienze psico-fisiologiche o altre esperienze a base corporea per poi, in qualche modo, “transitare” fuori dal reparto e trovare uno spazio di memoria sulla superficie del muro. Parte importante e strutturante del lavoro, è stata la gestione dello “spazio interno”,  inteso come mondo interiore , e dello “spazio esterno” come luogo fisico di proiezione dei propri vissuti, da condividere con gli altri e di cui avere rispetto.

La proposta era quella di integrarsi agli altri attraverso i propri lavori, di sfiorarsi a volte, molto spesso incontrarsi ma mai sovrapporsi, mai cancellare e quindi mai nascondere.

Molto interessante è stato accorgersi di come le esperienze corporee e i giochi espressivi compiuti all’interno del “setting reparto” trovassero,poi, un altro modo per essere raccontati fuori e quindi rivissuti dai singoli pazienti attraverso altre forme espressive come il colore, l’impronta, il disegno, il racconto e la composizione attraverso materiali diversi (lana, ritagli di giornale, carta).

Ad un certo punto del lavoro è stato evidente ai nostri occhi come il muro, da ostacolo, fosse diventato una possibilità, una risorsa, un sostegno, un grande contenitore, qualcosa con cui giocare, e soprattutto qualcosa che ci aiutasse a non dimenticare ciò di cui si ha bisogno. Il muro stava diventando uno spazio relazionale, dove s’intrecciavano vissuti ma soprattutto stava diventando un corpo “vivo e parlante”.

Il setting atipico del “muro” poneva più difficoltà per la gestione del gruppo, in quanto spazio più aperto, meno controllabile e quindi più dispersivo. Nello stesso tempo, però, ci ha permesso con più facilità, di coinvolgere pazienti molto gravi o reticenti che, sostando fuori per una sigaretta o per prendere un po’ d’aria, sono entrati nel lavoro, dapprima, come “semplici” osservatori, e poi incuriositi, hanno partecipato lasciando contributi molto significativi e ritrovando quel senso di leggerezza, frutto dell’esperienza del lasciarsi andare...

 

Qui di seguito raccontiamo brevemente alcune delle esperienze più significative del progetto:

 

·        La sagoma dalla personalità multipla.

Segnalare i confini del corpo attraverso le proprie mani; creazione di una sagoma umana sul muro (il corpo è stato “prestato” da uno dei pazienti).

Il gruppo gli ha dato un nome e ha colorato le diverse parti del corpo con il colore che pensava potesse rappresentarle e lo ha riempito di particolari e di elementi. In ultimo gli è stata data un’espressione.

 

·         “Qui dentro”.

Dopo aver giocato con il soffio delle bolle di sapone, il gruppo esprime proprie immagini e sensazioni rispetto al “qui dentro” inteso come vissuto sia all’interno del reparto e quindi dell’ospedalizzazione sia rispetto al proprio mondo interiore. Successivamente il gruppo viene invitato a portare i contenuti dell’esperienza “lì fuori” sul muro,  scegliendo la propria modalità.

 

·        Il “collage”: scomporre per ricomporre.

Lavoro con ritagli di immagini o frasi di giornali; i pazienti hanno composto un proprio collage personale aggiungendo altre immagini o scrivendo un racconto o una storia ai ritagli da noi proposti.

 

·        Lavoro sul muro: “la mia gioia”.

Scegliamo il colore della gioia; cos’è la gioia per ognuno di noi?

Disegniamo liberamente la  gioia sul muro

 

·        Lavoro a tema sul giorno della memoria: 27 gennaio

Riflettendo sul senso della memoria e in particolare sull’olocausto, il gruppo ha prodotto immagini e pensieri..che si sono tradotti poi in versi...arrivando a comporre   una poesia integrando i pezzi di ciascuno. Ognuno ha poi scritto sul muro il proprio verso. Il gruppo ha poi deciso il titolo della poesia e un nome unitario con cui firmarsi: Gli esposti dell’S.P.D.C.

 

·        Esperienza dell’elastico e dello spazio.

Esplorazione  libera dello spazio;

Un grande elastico poi  ci  ha racchiusi tutti. Abbiamo lavorato sui vari distretti del corpo appoggiandoli di volta in volta sull’elastico, facendo esperienza delle possibili flessibilità dello spazio: lo “stretto” e il “ largo”.

Alla fine dell’esperienza abbiamo riportato i vissuti sul muro.

 

·        Ricomincio da te:

A partire dall’osservazione dei lavori già esistenti,  i partecipanti sono stati invitati a scegliere uno spazio su cui lavorare con la possibilità di aggiungere, integrare o proseguire tracce già esistenti e creare così una nuova e personale immagine.

 

 

Laboratorio di Musicoterapia (Dott. Davide Marzattinocci).

 

Non ho avuto difficoltà nell’accettare la proposta di entrare in contatto, attraverso il lavoro di musicoterapia,  con il muro. Ho sempre avuto l’impressione che quel muro fosse collocato in un punto liminale, tra il dentro e il fuori. Un luogo dove il paziente resta per fumare, parlare, passeggiare; un luogo che non è il reparto ma nemmeno il giardino, la strada, la città. Insomma, un luogo quasi dentro e quasi fuori. Il muro taglia in due il corridoio, lo restringe della metà ed è perciò vicino a chi entra nel reparto a tal punto che è quasi impossibile non accorgersi di lui, entrarci in contatto, sentire la sua presenza fisica. Se dunque lui entra in contatto con noi, noi possiamo stabilire un contatto con lui.

Mi sono chiesto, date le particolari condizioni del contesto, come far entrare in contatto i pazienti e la loro musica con il muro. Difficile sarebbe stato lavorare nell’immenso corridoio dove c’è il muro; troppo dispersivo lo spazio, luogo stretto di passaggio. Poi ho pensato che si sarebbe potuto trasportare la musica sul muro, farla uscire dalla sala del reparto dove si fa il laboratorio, sotto un’altra forma: impressa su un grande foglio con segni e colori. Nel mio laboratorio già utilizzavo, durante momenti di improvvisazione musicale, attaccare ad una parete un grande foglio e sotto di esso mettere colori di tutti i tipi. Così chi voleva, poteva suonare e/o disegnare e contribuire a tracciare su carta una impressione dell’improvvisazione musicale. Svaniva il suono dell’improvvisazione e persa era la sua irripetibilità, ma il foglio colorato (oppure scritto con parole e frasi) ne conservava il senso. Ad ogni incontro (date le caratteristiche dell’SPDC il gruppo è sempre diverso) spiegavo del muro e della sua posizione tra il dentro e il fuori e poi presentavo il foglio vuoto che sarebbe stato messo a comporre un altro tassello del muro. Alla fine dell’incontro avveniva il rituale del trasporto del foglio dal reparto al muro; poi alcuni pazienti commentavano il risultato, altri aggiungevano qualcosa che non avevano avuto il tempo di mettere, altri, tra quelli che stavano nel corridoio, intervenivano con commenti o direttamente aggiungendo qualcosa.

Così ad ogni incontro un nuovo foglio andava ad integrarsi a quello ch’egli altri laboratori avevano creato. E la volta dopo, nell’arrivare al reparto, prima del laboratorio, era bello perdersi nel lungo muro tra scritte e colori per scoprire cosa era stato aggiunto e cosa non c’era più.

 

Dott.ssa Elena La Puca,  psicologa, danzatrice, arteterapeuta.

Dott.ssa Francesca Barbieri,  psicologa, arteterapeuta.

Dott. Davide Marzattinocci, Arteterapista ad orientamento psicofisiologico, attore e regista.

Una recensione dal sito www.dramma.it. Libro del mese (maggio 2006)

Cassandrino al Teatro Fiano
il teatro delle marionette a Roma nella prima metà dell'ottocento
di Davide Marzattinocci
Edizioni Junior - Bergamo 2006

248 pagg.  
€ 16,80

Interessante pubblicazione dei Quaderni dell’Associazione Peppino Sarina che accoglie ogni anno, a partire dal 2001, la tesi di laurea vincitrice del Premio Dottor Burattino. Istituito nel 1995 dal burattinaio Walter Broggini per onorare la memoria del cassandrinolibrofratello Riccardo, il concorso è riservato a tesi universitarie che si occupano del teatro di animazione. Il volume che presentiamo tratta di una maschera che, a differenza di quelle più note, fu legata a doppio filo alla vita del suo creatore/animatore Filippo Teoli (1771-1844), tanto da nascere e scomparire con lui, e con la breve ma folgorante esperienza di un teatrino di marionette situato a Roma, all’interno del Palazzetto Fiano, di proprietà del Cardinale Pietro Ottoboni. Il teatro iniziò infatti l’attività nel 1812 e la terminò, per essere trasformato in bottega, nel 1849. In quegli anni le commedie dei burattini con Cassandrino protagonista attirarono moltissimo pubblico entusiasta. Non solo il popolo si dilettava con la sottile satira dei testi del Teoli, ma soprattutto larghi settori della borghesia benestante e della compagine ecclesiastica, con significative presenze d’intellettuali ed artisti talvolta decisamente illustri come Gioacchino Belli, Giacomo Leopardi e persino Stendhal. Fu proprio nel periodo della prima metà del secolo XIX che i teatri di marionette a Roma conobbero una certa diffusione accanto a quelli storici dell’opera, della prosa e della danza. L’autore Davide Marzattinocci, laureatosi con questa tesi in Lettere e storia del teatro presso l’UniversiLa Sapienza di Roma, che affianca all’attività di attore e regista quella di arteterapista, struttura il suo saggio in due parti: la prima offre una panoramica del mondo teatrale romano, in particolare quello di figura, nella prima metà dell’ottocento. Una panoramica caratterizzata dalla presenza di un serrato controllo burocratico e censorio da parte del potere ecclesiastico, ma anche dalla vivace presenza di un pubblico tanto vasto quanto eterogeneo. Nella seconda parte l’autore Cassandrinoapprofondisce la storia del Teatrino Fiano e di quella della maschera che ne fu incontrastato protagonista. Accanto ad ampi stralci di documenti dell’epoca, che dettagliano in modo talvolta eccessivamente nozionistico (è pur sempre una tesi), tutte le vicende artistiche, architettoniche, legali e contrattuali del Teatrino e del palazzetto, il volume presenta la teatrografia di tutte le produzioni, le testimonianze di alcuni spettatori illustri (già citati prima), le trame e le caratteristiche di alcune commedie rappresentate, non senza gustosi cenni agli interventi della censura, e una serie d’informazioni che forniscono un quadro affascinante e completo dei gusti e dei costumi del pubblico romano dell’epoca.

                                                                      www.edizionijunior.it

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Introduzione all'opera teatrale Basta domandare di Marco Montanari, edizioni Sovera, 2004.

Sono profondamente affezionato al Calvino di Lezioni americane che, ricordando un verso del Paradiso di Dante Alighieri (Poi piovve dentro all’alta fantasia), definisce la fantasia come un posto dove ci piove dentro. Nel teatro, come nelle altre arti, la fantasia piove abbondantemente e prende forme diverse: emontanarissa puo’ condensarsi nell’immaginario di un autore e creare un testo, oppure cadere su un palcoscenico portando con se ispirazione da elementi non testuali: immagini, movimenti, suoni, rumori, versi, colori, respiri e chissa’ quant’altro. La distinzione puo’apparire manichea se non prendiamo atto che nel processo creativo della scrittura di un testo teatrale e’ sempre attiva un’attivita’ immaginativa, un percorso di rappresentazioni mentali, fotogrammi che mostrano lo spettacolo all’autore, che in quel momento ne e’, piu’ o meno inconsapevolmente, anche regista e spettatore. Queste considerazioni,  forse possono sembrare scontate e poco originali, ma sono necessarie affinche’ possa entrare nell’opera di Montanari attraverso una via a me piu’ usuale: il sentiero che porta alla zona invisibile, apparentemente messa ombra dal testo (non a causa del testo, ma per il nostro bisogno viziato di spiegarci tutto e razionalizzare lo spazio-tempo ignoto, percio’ potenzialmente creativo), ovvero la parte “spettacolare” che immaginiamo leggendo, che rappresentiamo a noi stessi dopo aver fatto la nostra regia personale.

Cosi’ ho vissuto l’opera di Montanari: accendendo le sensazioni, le emozioni, le possibilita’ creative che il contesto ha fatto piovere in me come la fantasia per Calvino. Il contesto, ovvero i luoghi dell’opera celati da e nelle parole, se illuminato e scoperto, mi conduce alla storia, alla macrostruttura narrativa, al senso delle parole impresse sui fogli, quindi al testo.

Montanari, in diversi momenti della traccia narrativa, cela alcuni dei quattro personaggi dietro una maschera e li fa sedere in luoghi della scena decentrati rispetto all’azione; gli altri personaggi continuano la rappresentazione. L’attore celato e’ l’attore fuori scena. Cosa accade se l’attore-personaggio non agisce ma contemporaneamente non nega la sua presenza fisica in scena? E’ realmente assente? E’ immaginativamente presente? E’ vero che Montanari ha concepito l’opera affinche’ possa essere rappresentata anche in spazi scenici non convenzionali, dove non essendovi quinte, l’attore non scompare fisicamente. Questa scelta non puo’ essere considerata solo in relazione allo spazio, in quanto influenza e segna fortemente tutto il dramma, permeandolo della tragica leggerezza di un sogno al quale ci si puo’ abbandonare senza che le uscite e le entrate degli attori vadano ad interromperlo.

I personaggi, quando indossano la maschera, accentuano la loro ieratica, costante presenza, fisica e psicologica, in una eterea ed onnipresente metaosservazone degli eventi passati, presenti e futuri: confermano, come un coro tragico, a se stessi e a chi in quel momento vive sulla scena, che tutto e’ gia’ definito e tutti ne sono a conoscenza. L’esperienza della conoscenza, della consapevolezza, puo’ essere distruttiva se non si e’abbastanza forti: salvarsi puo’ essere comprensibile, ma solo fino a quando la salvazione diventa la giustificazione per mantenere uno stato d’ignavia perenne che sottolinea uno iato identitario costante tra Io ed Io. Qui la maschera e’ lo scarto, salvifico e patologico, che separa l’uomo dall’esperienza piu’dura, importante e temuta: conoscere se stessi. Non solo: Montanari non specifica quale maschera debbano indossare i personaggi; lascia un margine di indefiinitezza, che nel lavoro di regia puo’ trasformarsi in un affascinante piccolo luogo di sperimentazione creativa.

Ma la tragedia, hanno sostenuto in passato alcuni uomini di teatro, se ben rappresentata, puo’ essere troppo violenta per l’animo umano, a meno che questi non abbia in se’ elementi (personali e culturali) che lo pongano ad una distanza estetica di sicurezza dall’evento tragico.

Cosi’ Montanari frammenta la tragicita’ del dramma, che riguarda tutti noi, con l’ironia dei finti radiogiornali che Bruno registra (con la sua voce!) per ingannare Alfredo, illudendosi di condannarlo in uno stato di paura costante; oppure portando lo spettatore fuori dallo spazio-tempo dell’azione quando Alfredo parla al pubblico e poi nel momento in cui Bruno da una descrizione del criminale Gino il Mancino osservando uno spettatore. Anche il tema politico e’ un elemento straniante, che conduce lo spettatore dalla tragicita’ individuale alla tragicita’ storica, gia’ esperita ed esorcizzata individualmente e collettivamente: quella delle stragi di Stato, della violenza morale, dei depistaggi, degli occultamenti e dell’asservimento alle falsita’ e alle omissioni della stampa. Alfredo, il cieco che non vuole vedere, e’ lo Stato dove “la polizia arriva sempre in ritardo”, “la giustizia non esiste e lo scrivono anche i giornali”, e dove e bene sapere che ”per vivere devo ubbidire senza fare domande”. Alfredo e’ lo Stato impunito, cosi’ abile e meschino da dominare Bruno, il popolo, e imprigionarlo nel ruolo di chi finge di ingannare sapendo di essere ingannato. Una condizione che fa di Bruno (e di Caterina, nonostante i fuochi di paglia da femminista) il personaggio piu’ meschino, quello che dovrebbe invadere la nostra anima, per scuotere la nostra rabbia e sviscerare la nostra vergogna fino a farci strappare le nostre maschere: senza piu’ coperture si potra’ dare luce all’oblio dell’abitudinarieta’, alla non-responsabilita’, al non voler vedere oltre la propria individualita’. La nostra individualita’ che, se non schiacciata dall’ideologia “famiglia, patria e lavoro”, si adagia comodamente nel ruolo di un falso cieco che continua a ripetersi la litania del “tanto nulla cambiera’” e del “si vede che le cose dovevano andare in questo modo”. Cosi’ e’ il micromondo creato da Montanari: un costante equilibrio in trasformazione che, come la societa’, non vuole concedersi una possibilita’ di cambiamento. 

                                                                                     

Davide Marzattinocci

                                                     www.marco-montanari.com

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         

                                                                                                             

 

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ESTRATTO DA UN ARTICOLO DELLA RIVISTA -ARTI TERAPIE-

SIGNIFICATO E FUNZIONE DEI LABORATORI DI ARTE TERAPIA NEL SERVIZIO PSICHIATRICO DIAGNOSI E CURA

 

 (A. Pacini*, P. Giorgi*)

 

   La riforma dell’assistenza psichiatrica, in Italia, ha preso avvio dall’impegno professionale ed umano di Franco Basaglia, il quale  ha dimostrato attuabile un’assistenza al paziente psichiatrico che non si limitasse a sfruttare le nuove opportunità offerte dagli psicofarmaci per attenuare la sofferenza psichica e contenere le sue forme di espressione, spesso “disturbanti”, omologandoli così alle aspettative sociali.

    L’idea innovativa di Basaglia  è stata quella di utilizzare il nuovo strumento terapeutico soprattutto per far riemergere e recuperare le potenzialità individuali dei pazienti stessi, finalizzando la “cura” soprattutto al soddisfacimento dei loro personali bisogni, considerando la loro “diversità” come una  peculiarità, non un limite o difetto.

   SPDC La legge 180 ha riformato l’organizzazione dell’assistenza psichiatrica con l’abolizione degli Ospedali Psichiatrici e con l’istituzione dei Dipartimenti di Salute Mentale, dotati di strutture territoriali, i Centri di Salute Mentale, che hanno dato centralità all’assistenza ambulatoriale ai  pazienti, e di reparti ospedalieri, i Servizi Psichiatrici Diagnosi e Cura, con funzione strettamente  limitata al trattamento della “crisi”, intesa come rottura di un precedente, seppur precario equilibrio.

     Evitata così la prolungata segregazione del paziente, si è focalizzato l’impegno terapeutico sul mantenimento e sul recupero dell’integrazione del soggetto nel tessuto sociale, con la realizzazione di progetti personalizzati da parte di équipes multiprofessionali. In quest’ ottica le strutture territoriali ambulatoriali, i CSM,  oltre ad assolvere  a compiti terapeutici secondo un modello clinico, hanno da sempre disposto di finanziamenti per attività tese a facilitare la riabilitazione ed il reinserimento dei pazienti.

     Tale funzione terapeutico-riabilitativa non era invece considerata praticabile in SPDC, in regime di ricovero del paziente in fase acuta.

     La nostra esperienza ci ha insegnato che, al contrario, il momento della crisi può e  deve essere colto come un’occasione preziosa per l’utilizzo delle energie “liberate” dal  crollo dei precedenti equilibri difensivi. Tali energie, disponibili fino al ristrutturarsi delle difese, possono essere utilizzate in questa fase per esperienze diverse, che permettano l’elaborazione di sistemi funzionali e difensivi più maturi ed efficaci.

 

     Nel 1996 abbiamo pertanto proposto ed ottenuto, l’assegnazione agli SS.PP.DD.CC. del D.S.M. della ASL RMC di una quota dei fondi disponibili per le Attività risocializzanti- riabilitative.

     Nel 1997  è stato così possibile iniziare presso il  SPDC dell’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, un percorso sperimentale, che si è sviluppato per tappe successive, segnate da revisioni critiche, modulazioni ed aggiustamenti, incentrato su tre aspetti principali: il recupero della dimensione motoria, il senso di appartenenza al gruppo e la libera espressione di sé.

 

    La motricità è l’ambito fisico maggiormente compromesso nei nostri pazienti. In esso infatti confluiscono gli effetti alteranti della patologia psichica (ad es. ipocinesie da sedazione, discinesie da parkinsonismo) e quelli derivanti dall’impoverimento delle relazioni sociali e dei rapporti interpersonali che spesso caratterizzano lo stile di vita dei  pazienti, con perdita parziale della ricchezza gestuale e mimica.

E’ questa la ragione delle scelte fatte fin dai primi anni, dell’inserimento nelle attività di reparto del Laboratorio di Espressività corporea, proprio in considerazione della valenza terapeutica che poteva avere,  per i nostri pazienti, l’armonico rapporto con la propria fisicità, l’esplorazione, la riorganizzazione, mediante il movimento, degli spazi esterni ed interni.                                   

     Fin dall’inizio abbiamo potuto osservare come tale attività, strutturate in modo da essere svolte insieme e contemporaneamente dai degenti, avesse una particolare efficacia anche nel restituire loro la capacità di sperimentare, pur nella difficile situazione del ricovero in SPDC, il senso di condivisione, di compartecipazione e di appartenenza al gruppo.

     E’ questo un secondo ambito nel quale il disturbo psichico ha un’influenza particolarmente negativa, per il  portato dei vissuti persecutori, della percezione minacciosa della realtà esterna, del sentimento di vulnerabilità fisica e psichica che spesso accompagnano le varie patologie psichiatriche. Ma soprattutto  non bisogna trascurare un aspetto che caratterizza il clima dei reparti psichiatrici, rispetto agli altri reparti di degenza. In questi ultimi la presenza di una patologia comune, per le varie specialità,  porta i pazienti a confidarsi ed a confrontare esperienze, timori , attese che, essendo comuni portano all’instaurarsi di una rete di rapporti affettivi e di un vissuto di solidarietà tra degenti, che li sostiene e li conforta.

   Il Reparto Psichiatrico è, al contrario,  un luogo dove i singoli pazienti per lo più ritengono di essere immotivatamente relegati, e dove non sentono di condividere la patologia degli altri degenti. Infatti, pur avendo generalmente scarsa o nulla consapevolezza di malattia, tuttavia conservano una lucida capacità di giudizio sulla patologia dei vissuti e dei comportamenti degli altri ricoverati. Ciò li porta a vivere una situazione angosciante di costrizione alla coabitazione con persone “strane”, imprevedibili, incomprensibili, e perciò minacciose.

Ne deriva che, al contrario di quanto avviene negli altri reparti, la patologia non alimenti un senso di condivisione, ma al contrario crei ansia, timore e diffidenza tra i ricoverati che tendono ad isolarsi, ad alzare barriere tra loro stessi ed il resto dei degenti. Questo rende i nostri pazienti degenti solitari in un reparto vissuto come improprio, nel duplice senso di inadatto e di non appartenente.

 

    La partecipazione alle attività di gruppo, che gradualmente si sono arricchite, articolandosi in Laboratori di Espressività Corporea, di Musica Arte e di Musico-terapia, offrono ai pazienti l’occasione  di rapportarsi tra loro e di interagire in un contesto controllato e protetto favorendo la reciproca conoscenza, facendo emergere ciò che ciascuno  ha in comune con l’altro, stimolando la confidenza, la fiducia, il senso di condivisione.

 

    Il terzo ambito nel quale le attività ludico-espressive hanno dimostrato di avere un valore specificatamente terapeutico, è quello della libera espressione di sé. Il crollo dei sistemi difensivi che, se pur imperfetti, permettevano prima della crisi, un parziale controllo dell’angoscia, lascia ora i pazienti in balia di messaggi dell’inconscio spesso intollerabili, che rendono minacciosa la realtà interna ed esterna e temibile trasmettere o ricevere messaggi. Ne conseguono la coartazione ed il ritiro che usualmente accompagnano la psicosi.

 

    I Laboratori di Attività Espressive  si caratterizzano per il concomitare di alcuni elementi che concorrono a restituire sicurezza all’esperienza di una reciproca, libera espressione di sé:

  • l’ambiente protetto nel quale si svolgono, assicura il contenimento nei limiti dell’accettabile, di espressioni e comportamenti propri ed altrui.
  • la dimensione ludica che caratterizza tali attività, sdrammatizza i contenuti di ciò che viene espresso od agito, attenuandone le più drammatiche implicazioni emotive.
  • ma,  soprattutto,  è di fondamentale importanza la presenza rassicurante del conduttore del gruppo che, come l’adulto narrante nel racconto delle fiabe, garantisce  con la sua autorevolezza la  non pericolosità della libera espressione di  sé, della presa di coscienza dei propri e degli altrui bisogni e timori,  delle proprie e delle altrui pulsioni, altrimenti represse in quanto ritenute suscettibili di sanzione sociale.

Questa esperienza rassicurante, anche se vissuta a diversi livelli di consapevolezza, resterà nel paziente come una traccia sulla quale costruire un più sereno rapporto con se stesso e con gli altri.

 

   La generale tendenza a considerare l’introduzione delle attività terapeutico –riabilitative nei reparti psichiatrici come un modo per riempire i tempi vuoti della degenza, impegnare i pazienti in qualcosa che li distragga dai temi delle loro personali angosce, e con ciò migliorare il clima del reparto e rendere più leggero il tempo della degenza è, a nostro parere, una visione riduttiva.

   Il valore di queste esperienze è in realtà “terapeutico” nel senso più specifico di questo termine.

Ciò che viene agito e sperimentato durante i singoli incontri delle attività dei Laboratori  ha un valore reintegrativo delle capacità dei singoli, variamente alterate o limitate dalla patologia, sia nell’ambito dell’espressione gestuale e motoria, che in quello del senso di appartenenza, e della manifestazione dei propri vissuti emotivi.

 

   Sottrarre energie che prima e dopo la crisi risultano totalmente assorbite  dai sistemi difensivi per incanalarle, nel breve tempo della loro disponibilità, in esperienze di libertà per una migliore qualità globale della vita dei pazienti psichiatrici, è la sfida a volte vincente o comunque sempre in qualche misura efficace dei Laboratori di Attività Espressive all’interno degli SS.PP.DD.CC.

 

    Dal  1996  a seguito dell’assegnazione dei fondi per le attività risocializzanti sono state programmate e realizzate nel S.P.D.C. dell’Ospedale San Giovani Addolorata  delle iniziative di tipo non strutturato (es. feste musicali, tombolate, tornei di carte, feste di carnevale, ecc.) e delle attività strutturate  che si sono via via inserite nell’organizzazione della routine del reparto, avvalendosi dell’apporto qualificato di Operatori Specializzati  esterni: dal 1999 il Laboratorio di espressività corporea, dal 2000 quello di Musicarte  sostituito nel  2004 dal Laboratorio di Musicoterapia.

    I laboratori sono stati programmati come “appuntamenti” a cadenza regolare, ad orari stabiliti ed a setting ambientale definito, per facilitare, anche con questi aspetti, una funzione di riorganizzazione  degli spazi e dei tempi interni ed esterni.

 

    A rendere più evidenti e comprensibili il contesto ed i contenuti delle attività descritte, per coloro che non ne hanno condiviso l’esperienza, i singoli Conduttori sono stati invitati ad una breve esposizione  tecnica e descrittiva dei loro specifici interventi.   

                                                                     LABORATORIO DI MUSICOTERAPIA

(conduttore Dr. Davide Marzattinocci)  

 

(D. Marzattinocci*)

 

Il laboratorio di musicoterapia vuole essere un momento nel quale il paziente possa esperire una temporanea sospensione dell’abituale percezione della sua condizione di degente, per sperimentare diverse modalità di espressione individuale e gruppale e una ristrutturazione temporanea della sua condizione di “crisi”.

  Il setting musicoterapico è uno spazio di libera espressione dove il paziente può mostrare se stesso e le sue problematiche senza essere giudicato, può sperimentare la  libertà di mostrare i suoi limiti. Per le caratteristiche specifiche dell’SPDC, ogni incontro diviene unico perché il gruppo è ogni volta diverso. Il primo passo è una breve conoscenza dei singoli partecipanti ed una breve descrizione dell’attività che li vedrà protagonisti, specificando che qualsiasi loro richiesta o esigenza può portare il lavoro verso altre strade. La maggior parte delle esperienze che seguono sono vissute a livello pre-verbale. Esperienze immaginative con musica registrata permettono al paziente di esperire il vissuto legato al qui e ora dell’ascolto che non è mai passivo, ma coinvolge sempre anche il corpo. L’utilizzo della ninna-nanna associata al cullarsi  o al dondolarsi, assieme ad altre esperienze, prevedono che assieme al vissuto immaginativo dell’ascolto vi sia un lavoro sulla consapevolezza corporea, sull’autoappoggio, sul contatto, inizialmente con se stessi. Successivamente può essere lo sguardo il mediatore del contatto con gli altri componenti del gruppo. Associato al ritmo consente di osservare ed eventualmente modulare la propria modalità di contatto. Si deve sottolineare che la pre-verbalità relazionale di queste esperienze consente ai pazienti stranieri di entrare in contatto con il gruppo e di esserne riconosciuti parte integrante. Le esperienze ritmiche, soprattutto le percussioni corporee, permettono ad ogni paziente di guidare  il gruppo con un suo ritmo personale che viene riconosciuto dal gruppo. Oppure permette a due pazienti di dialogare ritmicamente senza la convenzionalità del linguaggio verbale. Un ulteriore livello di integrazione gruppale si struttura quando nelle esperienze di laboratorio partecipano i parenti dei pazienti.

MusicoterapiaAltre fasi del lavoro prevedono l’utilizzo della voce, associata al movimento corporeo e/o al ritmo; si offre al paziente la possibilità di improvvisare con la propria voce liberamente e con il sostegno della voci del gruppo. Parte importante del laboratorio è l’utilizzo degli strumenti musicali (melodici e percussioni), Questi vengono disposti a terra; i pazienti sono liberi di scegliere gli strumenti che vogliono e di cambiarli quando desiderano; possono danzare ed utilizzare la voce. Nel corso dell’esecuzione musicale è possibile osservare le diverse modalità di comunicazione e si possono strutturare relazioni musicali.

Tra i primi compiti del musicoterapista vi è quello di riconoscere ad ogni paziente come unica e preziosa, la propria modalità di utilizzo dell’insieme corpo/voce/strumento, nonché quello di far entrare in contatto questa modalità comunicativa con le altre senza che nessuno perda la propria peculiarità: permettere  una relazione con l’altro senza perdere se stessi.

Tutte le esperienze fin qui descritte, per loro natura non sono prettamente musicali, nel senso che con la musica si mescolano il movimento e la narrazione di sé. Spesso il lavoro prevede l’utilizzo del disegno, della pittura e della poesia (molti pazienti portano le loro poesie, le scrivono durante il laboratorio oppure le scelgono tra quelle che il musicoterapista propone).

 

* Antonella Pacini (Psichiatra Primario SPDC Ospedale S. Giovanni Addolorata)

*Paola Giorgi (Psicologa, Assistente Sociale SPDC coordinatore per le attività risocializzanti)

*Davide Marzattinocci (Dottore in Lettere, Attore, Regista, Arteterapista ad orientamento psicofisiologico)

 

 

 

 

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martedì, 04 luglio 2006

 

LABORATORIO DI

ARTI TERAPIE

con Davide Marzattinocci

 

“Incontro con l’opera di Franco Ferrari”

Casale dei Monaci

domenica 2 luglio 2006 dalle ore 10 alle ore 12

 

Cosa accade ad ognuno di noi durante la visione dell’opera d’arte?

Quali sono le nostre reazioni psicofisiche e immaginative?

Come possono emergere le sensazioni legate all’esperienza estetica?

 

L’incontro di arteterapia che seguirà alla visita è un momento dedicato all’elaborazione del vissuto personale di ogni partecipante e del gruppo rispetto alla mostra appena vista.

Il contatto avvenuto con i quadri di Franco Ferrari può essere liberamente espresso nello spazio arteterapeutico attraverso diverse forme d’arte (disegno, musica e ritmo, scrittura, movimento, teatro) che potranno integrarsi tra loro.

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Il Centro Culturale Comunale per le Arti Applicate e il Territorio

“Casale dei Monaci” di Ciampino

 

PRESENTA

La Comunità Creativa - Per una festa contemporanea

Rassegna tra arte ambiente e solidarietà

 

Franco Ferrari, “L’ espansione del possibile”

22 giugno – 2 luglio 2006

Inaugurazione 22 giugno ore 18.00

 

Il giorno 22 giugno 2006, presso il centro Culturale Comunale per le Arti Applicate e il Territorio “Casale dei Monaci” verrà inaugurata la mostra “L’espansione del possibile”, personale del pittore Franco Ferrari.

VolantinoL’esposizione si comporrà di 45 quadri inediti realizzati dal 2002 al 2006 e di un pannello comprendente in un "continuum"  250 quadri delle dimensioni di cm. 30x30, realizzato nell'anno 2000.

La mostra è presentata dai critici Domenico Guzzi e Andrea Romoli Barberini, con testimonianze di Ennio Calabria, Michele Costanzo e Italo Evangelisti.

Volantino… “La precisa sensazione di coscienti innesti di linee e di forme in quel tessuto pittorico, concepito come tessuto nervoso. I dipinti di Ferrari, allora, nascono dalla complessità di un progetto-processo fondato su regola ed irregolarità. Sulla mentale percezione d’una forma e d’un significato che, oggettivandosi, si rivela razionalmente”… D. Guzzi.

… “Le tele di Ferrari accolgono nei loro spazi profondi e pieni di incognite creature appena abbozzate, antropomorfe talvolta ambiguamente rassicuranti per quel loro manifestarsi tra l’inquieto, il minaccioso e l’ironico. Sono ibridi fantastici dai sentimenti umanissimi, angeli che, pur muniti di ali, mai spiccheranno il volo”… A. Romoli Barberini

Franco Ferrari è nato a Roma il 17 marzo 1938. Inizia la sua attività pubblica di pittore nel 1967. Nel 1969 con altri artisti fonda l’"Alzaia", un centro di produzione e divulgazione artistico-culturale. Ha realizzato numerose mostre personali e  partecipato a rassegne e mostre collettive tra le quali il 25° "Salon de la Jeune Peinture" al Museo d’Arte Moderna di Parigi, la Grafica italiana a Praga, la X Quadriennale di Roma, “Immagine di impegno, impegno di immagine” a Roma e altre.

 In occasione dell’esposizione, nei giorni 22 giugno e 2 luglio alle ore 18.30 verranno organizzate due visite guidate con condivisione creativa sotto la guida di un arteterapista. L’iniziativa è gratuita e aperta a tutti; per la guida arteterapeutica del 2 luglio è necessaria la prenotazione.

 

 

LO SPETTACOLO DEL LABORATORIO TEATRALE PER LA TERZA ETA' 2006

                                              

comune_roma

            Comune di Roma           

                                              Municipio Roma IV                                           

loghetto[1]

Centro di Cultura Popolare del Tufello

     Centro Polivalente Anziani Cecchina-Aguzzano

 

 

                                                                                                             

presentano:

 

Laboratorio teatrale

“I percorsi della memoria”

 

in:MEMORIA miro

LA LOCANDA DEI RACCONTI

 

Con:

Palmira Carmela Canu     Vittoria Di Girolamo     Mario Incoronato     Davide Marzattinocci     Mariana Riso     Anna Rossi     Rossana Zoi   

 

Regia di Davide Marzattinocci

 

Lunedì 10 luglio 2006, ore 20, Centro Polivalente Anziani Cecchina-Aguzzano, via Nomentana 952, Roma.

Info: 06.86890796--340/1486357.

Ingresso libero.

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La locanda dei racconti  nasce dal laboratorio teatrale “I percorsi della memoria”, svolto nel centro anziani dal Centro di Cultura Popolare del Tufello e con il contributo del Municipio Roma IV.

Nel laboratorio; in una prima fase, ho raccolto le storie che i partecipanti avevano voglia di raccontarmi: storie di vita Durante il laboratorioquotidiana, canzoni, storie di guerra e di lavoro hanno illustrato la Storia che non si trova nei libri, quella che fa del racconto una traccia preziosa ed unica che ognuno di noi porta con sé.

Dalle registrazioni dei racconti di vita di ogni persona ho tratto una performance teatrale, che seppure non possa contenere l’alto numero di ricordi che la memoria ha fatto riemergere, ne vuole comunque rappresentare il senso, la passione e l’importanza affettiva che li lega a chi racconta.

                                                                     

                                                 Davide Marzattinocci

 

 

 

 

postato da: marzadavide alle ore 22:09 | link | commenti
categorie: cultura, arte, teatro, laboratorio, popolare