UNA MUSICA PER ENTRARE NEL MIO BLOG.
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Video e foto sulla mià attività teatrale con persone con disabilità e con Metamorfosi Teatro, gruppo di ricerca teatrale,
sono visibili su:
www.myspace.com/davidemarzattinocci
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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti
zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.
(Martin Niemoller)
E' il solo punto di partenza, l'unico veramente fondamentale.
Il teatro è la vita.
"Il teatro deve essere inatteso, deve guidarci alla verità attraverso la sorpresa, se l'abitudine ci porta a credere che il teatro debba iniziare con un palcoscenico, scene, luci, e poltrone, partiamo dalla strada sbagliata. Possono prendere un qualsiasi spazio vuoto e chiamarlo palcoscenico: un uomo attraversa questo spazio mentre qualcun altro lo guarda e questo è tutto quanto di cui ho bisogno perchè s'inizi un atto teatrale. In teatro è l'immaginazione a riempire lo spazio".
Cercasi
attori e danzatori
per messa
in scena dello spettacolo
Domani è il giorno al Teatro Il Cantiere.

Metamorfosi Teatro cerca attori e attrici, danzatori e danzatrici per laboratorio finalizzato alla messa in scena dell’opera teatrale Domani è il giorno di Marco Montanari.
Parte dello spettacolo, sotto forma di corto teatrale, è già andato in scena al Teatro Colosseo all’interno della rassegna Schegge d’autore e al Teatro Ygramul.
Lo spettacolo verrà rappresentato a Roma il 17 maggio 2009 al Teatro Il Cantiere e poi al Centro di Cultura Popolare del Tufello oltre che in qualsiasi altro luogo ove sarà possibile (rassegne, festivals, ecc). Pertanto si richiede una disponibilità anche per eventuali spettacoli.
Il corto Vincere (che è parte dello spettacolo) parteciperà al festival dei corti del Teatro Fara Nume di Ostia tra l’1 e il 3 maggio 2009.
Eventuali guadagni da spettacoli verranno suddivisi in parti uguali tra i componenti del gruppo (compreso il regista).
Sono necessari 3 attrici e 1 attore.
Il laboratorio si svolgerà il giovedì dalle 9,30 alle 14,30 presso il Centro di Cultura Popolare Tufello in via Capraia 81 a Roma e sarà condotto da Davide Marzattinocci.
Per il laboratorio si richiede un piccolo contributo (60 euro mensili da dividere in parti uguali tra i partecipanti) per spese di gestione della sala.
Il primo incontro (da svolgersi in data da comunicare, comunque di giovedì mattina dalle 9,30 alle 14) varrà come selezione per scegliere i 4 partecipanti.
A laboratorio iniziato non sarà possibile accedere. La comunicazione della data avverrà esclusivamente via mail.
Si richiede cv.
Il lavoro prevede un intenso training corporeo.
E’ possibile prevedere incontri aggiuntivi.
Per info e adesioni:
Davide Marzattinocci, tel: 340-1486357
davide.marzattinocci@yahoo.it
www.davidemarzattinocci.splinder.com
www.myspace.com/davidemarzattinocci
LABORATORIO TEATRALE
al Centro di Cultura Popolare Tufello
"Sono un clown e faccio
collezione di attimi"
Heinrich Böll
Il laboratorio è uno spazio creativo
dove muoversi e danzare,
giocare, improvvisare,
divertirsi liberamente,
inventare personaggi,
entrare in contatto,
creare uno spettacolo.
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Lunedì, ore 20,30/22,30,
Centro di Cultura Popolare del Tufello,
via Capraia 81, Roma,
Il laboratorio aperto a tutti, anche a
chi non ha esperienza teatrale.
Il costo è di 20 euro di iscrizione annuale
e di 45 euro mensili
Primo incontro gratuito.
Il laboratorio è condotto da Davide Marzattinocci
ed avrà inizio non appena si raggiungerà
un numero sufficiente di adesioni.
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Per info ed adesioni:
tel.06.871.84.111
(lasciare messaggio in segreteria e richiameremo),
340-1486357
davide.marzattinocci@yahoo.it
ccptufello@yahoo.it
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www.ccptufello.splinder.com
LABORATORI e STAGE
di DRAMMATEATROTERAPIA
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Non si va a teatro per scappare da sé,
ma per ristabilire un contatto
con il mistero che tutti siamo.
A. Jodorowsky
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Il laboratorio di drammateatroterapia si propone di stimolare le potenzialità creative e relazionali dei partecipanti nel rispetto delle caratteristiche individuali, ed e' aperto a chiunque.Non è necessaria alcuna esperienza teatrale.
Il laboratorio può essere interpretato come uno spazio formativo in senso professionale, personale ed artistico; uno spazio altro nel quale si può lavorare creativamente sulla scoperta di sé e che permette di immergersi nel qui e ora dell’esperienza creativa.
Il teatro è un contenitore dove provare a giocare, esprimersi liberamente senza alcun giudizio di valore, sperimentare il gioco di essere qualcun altro, comunicare ed entrare in contatto con sé e con gli altri, far parte di un gruppo senza perdere la propria identità, divertirsi in un tempo sospeso dalla quotidianità, scoprire i propri limiti e le proprie risorse, mostrarsi come non ci si mostra in altri contesti, ascoltare gli altri, cambiare la propria forma, improvvisare, entrare in contatto con le emozione proprie e dell’altro, perdersi e ritrovarsi per poi perdersi ancora...
Il laboratorio è aperto a chiunque attori e non attori.
È particolarmente indicato a medici, psicologi, assistenti sociali, educatori, operatori di comunità, insegnanti, animatori, operatori sociosanitari, attori ed artisti.
Si consiglia di indossare abiti comodi che facilitino il movimento. E’ consigliato portare un tappetino
o asciugamano sul quale potersi sdraiare.
Il percorso laboratoriale non abilita alla
professione di operatore in Drammateatroterapia.
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LABORATORIO A ROMA
Roma: Mercoledì ore 18,30/20,30, Ass Cult. SperimentArti,
via R. Montecuccoli 28 (P.le Prenestino). Aperto a tutti.
Costi: 55 € ogni 4 incontri più € 15 annuali per assicurazione.
Primo incontro gratuito.
Il laboratorio inizierà appena si raggiungerà
un numero minimo di adesioni.
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LABORATORIO A BOMARZO (VT)
Due pomeriggi al mese di sabato (ore 17,30-19,30),
presso l'agriturismo Il Fantabosco.
Per info: Marilina Ciricillo, tel: 393-9458623.
E-mail: mcstudio62@yahoo.it
www.agriturismoilfantabosco.spaces.live.com
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STAGE A NAPOLI
Lo stage si svolgerà a febbraio 2009 in data da definire (sabato h 15-19, domenica 10-13 e 15-18) presso la scuola di teatro Bottega Teatrale, Rampe G. Siani 2 (ex Rampe della Cerra), metro Salvator Rosa.
Il costo è di € 70.
Per chi lo desiderasse è possibile pernottare presso un Bed & Breakfast convenzionato.
E’ obbligatoria la prenotazione versando un acconto, tramite bonifico.
Bottega Teatrale:
www.myspace.com/bottegateatrale
teentheatre@gmail.com
ettorenigro@hotmail.it
Tel: 081-5788424
347/1012863
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BUFFONERIE!
Alla ricerca del corpo comico
e del personaggio buffo.
Condotto da Davide Marzattinocci

La creatività come elemento presente in ognuno è lo strumento per giocare, muoversi, improvvisare, creare i propri personaggi buffi, comici, clowneschi, surreali e metterli in scena assieme a quelli degli altri.
Giulia di Gallese
Ludership è il 1° network per ridere, vivere e lavorare con il sorriso!
Visita ludership al: http://ludership.ning.com
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E-mail: mcstudio62@yahoo.it
www.agriturismoilfantabosco.spaces.live.com
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METAMORFOSI TEATRO
presenta:
LABORATORIO PERMANENTE
di RICERCA TEATRALE
Per attori e danzatori.
Il laboratorio vuole essere uno spazio permanente di ricerca teatrale e sul movimento, pertanto non è prevista attualmente una conclusione (ci sono le pause estiva e per le festività). L'intenzione è di creare un gruppo stabile di attori e/o danzatori che segua un percorso di ricerca e realizzi performance e spettacoli da presentare al Centro di Cultura Popolare del Tufello come in qualsiasi altro posto ove fosse possibile.
Il lavoro è basato su un intenso training corporeo. Non è possibile ora prevedere una data per le performance.
E' richiesta esperienza come attori e/o di danzatori (si richiede cv).
Il primo incontro è gratuito e sarà momento di selezione per entrare nel gruppo. Il laboratorio ha un costo di 40 euro mensili più 20 euro di iscrizione annuale ed inizierà non appena verrà raggiunto un numero sufficiente di adesioni
Il mercoledì ore 10-13.
Metamorfosi Teatro c/o
Centro di Cultura Popolare
del Tufello,
Via Capraia 81
tel: 06.871.84.111
Metamorfosi Teatro

12, 13, 14 maggio 2008, ore 20,45
TEATRO E DISABILITA': TRE SPETTACOLI--------------------------Cooperativa “Il Brutto Anatroccolo” Associazione “Il sogno” presentano: Teatro del Lipirone in: Quorari Con:Luca MelilloPierpaolo CipitelliMaria FortunaGianfranco MelisEnzo PistoneAlessandro LumareRita CotugnoDonatella FabbriDanilo PiccioniSalvatore PerilloElisabetta BranciaroliMassimiliano PoiettiDavide MarzattinocciPatrizio Graziano Aiuto di scena: Salvatore Frau Regia di Davide Marzattinocci "Quorari" nasce da un anno di laboratorio teatrale con gli operatori e i ragazzi della Cooperativa Brutto Anatroccolo. Nel tempo il laboratorio si è impreziosito della collaborazione creativa di una attrice volontaria.Le improvvisazioni che il gruppo ha portato alla luce nel corso del tempo hanno fornito una ricca quantità di materiale che selezionato e definito ha potato alle scene che compongono lo spettacolo.Anche il nome del gruppo e il titolo di questo spettacolo ("Quorari" significa quadri nella fantastica lingua di uno degli utenti) sono stati cercati e poi trovati nelle straordinarie invenzioni linguistiche dei partecipanti. Giovedì 5 giugno 2008, ore 17,c/o Defrag, via delle Isole Curzolane 75, Roma.-------------------------------------------------------------------Il Laboratorio Teatrale Integrato per Persone con Disabilità della Cooperativa Spes Contra Spem presenta: Teatro Buffo in:
CELEBRITA’ Con: Antonio Tiso Giuseppe Vomero Patrizia MilaneseAlessandro Bianchi Elio Meloni Donatella QuerciEmilia Balbo Giusy Nazzarro Lara Pedilarco Davide Marzattinocci Tommaso GraziolaGiorgio Russo Noemi Antonelli Regia di Davide Marzattinocci Audio e luci di Suzana Zlatkovic Domenica 15 giugno 2008, ore 18, Teatro S. Mauro Abate, via Francesco Sapori 10 (Cecchignola), Roma.Ingresso libero. Lo spettacolo è inserito all’interno della manifestazioneEntrare fuori, uscire dentro, dove verranno presentateanche mostre fotografiche, poesie e letture di poesie, video e cortometraggi con e su persone con disabilità.--------------------------------------------------------------- Una iniziativa promossa dal Municipio Roma III e realizzata dalla Cooperativa Oltre nell’ambito del Progetto Laboratori per persone con disabilità. Opperbacco Teatro in:
B. Uno spettacolo nato da poco, ancora in fase embrionale che si offre al pubblico in tutta la sua freschezza e vitalità. Uno spettacolo che col passare del tempo non sarà più questo.Uno spettacolo dove l’improvvisazione ne è fondamento.O più semplicemente, B. Con:Grace Fortini Ferdinando Giacalone Mara Ialungo Daniele Lattanzi Gianluca Laura Maria Enrica Angelico Gabriele Maran Luigi Meloni Davide Marzattinocci Armando Palaggi Giulia Valido Regina Dagata Paolo Vela Lara Pedilarco Fabio Strada Collaborazione drammaturgica di Stefano Romani. Audio: Stefano Romani. Regia: Davide Marzattinocci. Martedì 17 giugno 2007, ore 16, Teatro Saffi, via dei Sabelli 119, Roma. Ingresso libero.Non sarà possibile entrare a spettacolo iniziato.
esprimersi attraverso un’attività creativa, ma anche a persone disabili o in condizioni di disagio.Il suono, il ritmo, il segno grafico, il teatro, la danza, il colore, il movimento, il contatto con la materia, la narrazione, sono lo stimolo per esprimere emozioni, sensazioni e il proprio stato d’animo; sono un linguaggio immediato e semplice che permette di esprimere le proprie emozioni.
UN ARTICOLO DALLA RIVISTA "ARTI TERAPIE" (nov.-dic. 2006)
TEATRO, DISABILITA’ ED ESTETICA.
“Dal mio quarto piano sull’infinito, nella plausibile intimità
della sera che sopraggiunge, a una finestra che dà sull’inizio
delle stelle, i miei sogni si muovono con l’accordo di un
ritmo, con una distanza rivolta verso viaggi e paesi ignoti, o
ipotetici, o semplicemente impossibili.”
Fernando Pessoa
Vorrei prendere spunto, per le semplici riflessioni che seguiranno, da un’esperienza che mi coinvolge da alcuni anni. Dal 2001 conduco un laboratorio teatrale per persone disabili promosso dal Municipio Roma Tre e realizzato dalla cooperativa Oltre. Al laboratorio partecipano mediamente una decina di utenti e da due a cinque operatori: tutti i partecipanti, me compreso, sono sempre coinvolti negli spettacoli in tutte le fasi, dalla creazione alla rappresentazione.
Proprio su questa distanza, sul percorso creativo che va dalla nascita dell’idea-azione teatrale alla sua fissazione-rappresentazione per il pubblico, vorrei fermare l’attenzione. C’è un legame tra il processo che avviene nel laboratorio e il senso estetico della performance che ne scaturisce? Perché spesso gli spettacoli con persone con disagio non hanno una valida collocazione estetica?
In merito alle difficoltà poste da queste domande vorrei citare un passo del prof. Giorgio Concato (Docente di Psicologia Dinamica all'Università di Firenze), che illustra due possibili condizioni di non equilibrio; dove la terapia annulla il teatro e dove il teatro inficia l’intervento terapeutico: “Nel primo caso, dunque, si assiste a spettacoli volti a suscitare nel pubblico la commozione per l'insospettata abilità dei disabili a mostrarsi "normali", a dimostrare, nell'ambito della finzione, quelle competenze e quelle attitudini la cui mancanza, nella vita concreta, li contrassegna e li separa dai soggetti normodotati: spettacoli del tipo "saggio di fine anno", per un pubblico di curiosi, parenti, operatori, volontari e persone sensibili, disposti ad apprezzare lo sforzo dei disabili di superare il loro handicap e la capacità dei registi-terapeuti di accompagnarli verso la riacquisizione di una normale funzionalità espressivo-motoria. Qui la terapia oscura l'arte, fino a trasformarla in semplice pretesto.
Nel secondo caso, invece, all'insegna di un'obsoleta apologetica della valenza decostruttiva della deformità, il "diverso" rischia di apparire sulla scena, inconsapevole del
suo ruolo di spettacolare alterità, solo come emblema e segno di un discorso critico-estetico sulle rimozioni e le esclusioni operate dalla vigente cultura della normalità.”.
Partendo da queste considerazioni vorrei scrivere del ruolo del conduttore, così come lo vivo nella mia esperienza. Nel lavoro mi sento in balìa delle sensazioni, del sentire (parole che sono alla radice del termine estetica), navigo con il gruppo e attiro a me i loro messaggi consapevoli o meno; sono pienamente coinvolto delle loro possibilità (soprattutto delle più elementari ed istintive), dai loro ritmi, dai loro limiti, dalla loro quotidianità, dai loro movimenti e dalle loro ansie. Questo materiale si mescola alle mie sensazioni (la mia “estetica”) e a quello degli operatori, poi riaffiora bisognoso di un contesto, chiede di essere ricollocato dal sogno al palcoscenico sotto forma di suoni, oggetti, forme, azioni. Non è importante (anche se a volte è necessario) dare una “spiegazione razionale” all’azione teatrale; l’importante è che sia voluta, necessaria e riproducibile, senza che si perda la voglia di continuare a reinventarla, diversa ed uguale, come si reinventa, parallelamente, la relazione tra gli attori. Mi piace, una volta iniziato il percorso laboratoriale, restare in una temporanea sospensione attendendo e cercando lo stimolo, spesso una musica o un oggetto che, una volta fissato nell’azione scenica, crei uno spazio-tempo dove l’attore-utente possa “rappresentarsi” in un luogo protetto e modificabile. Mi piace aspettare che le immagini “cadano dall’alto”; poi le accolgo e le accompagno nel mio immaginario con la concretezza di ciò che gli utenti sono, in tutte (o alcune) loro subidentità. L’immaginazione tiene stretto a sé il reale e lo rielabora modificandone i contorni e permettendo all’attore di non dover assumere un’identità imposta, rigida, che non farebbe altro che privarlo dell’esperienza di esprimersi ed apparire sé ed altro da sé. 
Non credo sia facile mantenere l’equilibrio metodologico ed umano che consenta di non sbilanciarsi verso gli opposti citati dal prof. Concato, ma penso che sia auspicabile cercarlo, sentirlo e modularlo all’interno dell’esplorazione della relazione tra il conduttore e il gruppo. Un processo laboratoriale condotto con consapevolezza può portare dolcemente, fluidamente e con naturalezza, gli attori verso il sentire, quindi nel pieno di un’esperienza che si possa definire estetica. Perciò a mio avviso l’estetica del teatro in contesti di disagio (e forse anche del teatro in altri contesti) non è un punto di arrivo da raggiungere con immediatezza, ma la conseguenza di un processo creativo sentito.
Davide Marzattinocci
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Laboratori in S.P.D.C.
L’esperienza del muro.
(dalla rivista Arti Terapie)
L’esperienza del muro nasce come micro progetto all’interno del laboratorio di espressività corporea integrata che si svolge nel reparto Psichiatrico Diagnosi e Cura (S.P.D.C.) dell’ospedale S. Giovanni Addolorata di Roma il cui responsabile è il Dott. Walter Gallotta.
L’idea è nata un giorno mentre percorrevamo l’androne che precede l’entrata nel reparto. In questo spazio diverso tempo fa è stato eretto un muro di cartongesso che aveva la funzione di separare l’ambiente antecedente l’S.P.D. C, in cui i pazienti passano del tempo, anche solo per fumare o “prendere aria” e l’ambiente deputato alle visite mediche dell’ospedale e al pagamento dei ticket.
La sensazione che avevamo percorrendo il corridoio era quella di sfiorare, ogni volta, non solo un muro, ma un muro esteticamente brutto, qualcosa messa lì “alla buono e meglio” ma con una precisa funzione: una vera e propria barriera architettonica.
Ci siamo allora dette che sarebbe stato interessante “spostare” il lavoro che svolgevamo con i pazienti all’interno del reparto, lì fuori, sul muro. Il pretesto era quello di renderlo meno squallido e più gradevole alla vista, ma contemporaneamente si lavorava sul processo trasformativo del singolo paziente e del gruppo.
Ci piaceva che il tema della malattia mentale intesa come qualcosa da ghettizzare, isolare, nascondere magari proprio attraverso un muro, fosse il filo conduttore del nostro lavoro e potessimo così inventarci, insieme ai pazienti, un modo nuovo per affrontarla e trattarla utilizzando i linguaggi artistici.
Il micro progetto è iniziato con l’ approvazione del primario e con l’adesione ,alla nostra proposta di collaborazione, degli altri due laboratori attivi nel reparto, quello di musicoterapia e quello di scrittura collettiva. Ognuno di noi ha mantenuto la piena autonomia all’interno del proprio laboratorio ma abbiamo condiviso, sin dall’inizio, il progetto terapeutico e la sua organizzazione generale.
Laboratorio di espressività corporea (Dott.ssa Elena La Puca, dott.ssa Francesca Barbieri).
Per quanto riguarda il nostro laboratorio, il lavoro iniziava spesso all’interno del reparto con esperienze psico-fisiologiche o altre esperienze a base corporea per poi, in qualche modo, “transitare” fuori dal reparto e trovare uno spazio di memoria sulla superficie del muro. Parte importante e strutturante del lavoro, è stata la gestione dello “spazio interno”, inteso come mondo interiore , e dello “spazio esterno” come luogo fisico di proiezione dei propri vissuti, da condividere con gli altri e di cui avere rispetto.
La proposta era quella di integrarsi agli altri attraverso i propri lavori, di sfiorarsi a volte, molto spesso incontrarsi ma mai sovrapporsi, mai cancellare e quindi mai nascondere.
Molto interessante è stato accorgersi di come le esperienze corporee e i giochi espressivi compiuti all’interno del “setting reparto” trovassero,poi, un altro modo per essere raccontati fuori e quindi rivissuti dai singoli pazienti attraverso altre forme espressive come il colore, l’impronta, il disegno, il racconto e la composizione attraverso materiali diversi (lana, ritagli di giornale, carta).
Ad un certo punto del lavoro è stato evidente ai nostri occhi come il muro, da ostacolo, fosse diventato una possibilità, una risorsa, un sostegno, un grande contenitore, qualcosa con cui giocare, e soprattutto qualcosa che ci aiutasse a non dimenticare ciò di cui si ha bisogno. Il muro stava diventando uno spazio relazionale, dove s’intrecciavano vissuti ma soprattutto stava diventando un corpo “vivo e parlante”.
Il setting atipico del “muro” poneva più difficoltà per la gestione del gruppo, in quanto spazio più aperto, meno controllabile e quindi più dispersivo. Nello stesso tempo, però, ci ha permesso con più facilità, di coinvolgere pazienti molto gravi o reticenti che, sostando fuori per una sigaretta o per prendere un po’ d’aria, sono entrati nel lavoro, dapprima, come “semplici” osservatori, e poi incuriositi, hanno partecipato lasciando contributi molto significativi e ritrovando quel senso di leggerezza, frutto dell’esperienza del lasciarsi andare...
Qui di seguito raccontiamo brevemente alcune delle esperienze più significative del progetto:
· La sagoma dalla personalità multipla.
Segnalare i confini del corpo attraverso le proprie mani; creazione di una sagoma umana sul muro (il corpo è stato “prestato” da uno dei pazienti).
Il gruppo gli ha dato un nome e ha colorato le diverse parti del corpo con il colore che pensava potesse rappresentarle e lo ha riempito di particolari e di elementi. In ultimo gli è stata data un’espressione.
· “Qui dentro”.
Dopo aver giocato con il soffio delle bolle di sapone, il gruppo esprime proprie immagini e sensazioni rispetto al “qui dentro” inteso come vissuto sia all’interno del reparto e quindi dell’ospedalizzazione sia rispetto al proprio mondo interiore. Successivamente il gruppo viene invitato a portare i contenuti dell’esperienza “lì fuori” sul muro, scegliendo la propria modalità.
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