"Il teatro deve essere inatteso, deve guidarci alla verità attraverso la sorpresa, se l'abitudine ci porta a credere che il teatro debba iniziare con un palcoscenico, scene, luci, e poltrone, partiamo dalla strada sbagliata. Possono prendere un qualsiasi spazio vuoto e chiamarlo palcoscenico: un uomo attraversa questo spazio mentre qualcun altro lo guarda e questo è tutto quanto di cui ho bisogno perchè s'inizi un atto teatrale. In teatro è l'immaginazione a riempire lo spazio". 
12, 13, 14 maggio 2008, ore 20,45
sabato 31 maggio 2008

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TEATRO E DISABILITA': TRE SPETTACOLI--------------------------Cooperativa “Il Brutto Anatroccolo” Associazione “Il sogno” presentano: Teatro del Lipirone in: Quorari Con:Luca MelilloPierpaolo CipitelliMaria FortunaGianfranco MelisEnzo PistoneAlessandro LumareRita CotugnoDonatella FabbriDanilo PiccioniSalvatore PerilloElisabetta BranciaroliMassimiliano PoiettiDavide MarzattinocciPatrizio Graziano Aiuto di scena: Salvatore Frau Regia di Davide Marzattinocci "Quorari" nasce da un anno di laboratorio teatrale con gli operatori e i ragazzi della Cooperativa Brutto Anatroccolo. Nel tempo il laboratorio si è impreziosito della collaborazione creativa di una attrice volontaria.Le improvvisazioni che il gruppo ha portato alla luce nel corso del tempo hanno fornito una ricca quantità di materiale che selezionato e definito ha potato alle scene che compongono lo spettacolo.Anche il nome del gruppo e il titolo di questo spettacolo ("Quorari" significa quadri nella fantastica lingua di uno degli utenti) sono stati cercati e poi trovati nelle straordinarie invenzioni linguistiche dei partecipanti. Giovedì 5 giugno 2008, ore 17,c/o Defrag, via delle Isole Curzolane 75, Roma.-------------------------------------------------------------------Il Laboratorio Teatrale Integrato per Persone con Disabilità della Cooperativa Spes Contra Spem presenta: Teatro Buffo in:
CELEBRITA’ Con: Antonio Tiso Giuseppe Vomero Patrizia MilaneseAlessandro Bianchi Elio Meloni Donatella QuerciEmilia Balbo Giusy Nazzarro Lara Pedilarco Davide Marzattinocci Tommaso GraziolaGiorgio Russo Noemi Antonelli Regia di Davide Marzattinocci Audio e luci di Suzana Zlatkovic Domenica 15 giugno 2008, ore 18, Teatro S. Mauro Abate, via Francesco Sapori 10 (Cecchignola), Roma.Ingresso libero. Lo spettacolo è inserito all’interno della manifestazioneEntrare fuori, uscire dentro, dove verranno presentateanche mostre fotografiche, poesie e letture di poesie, video e cortometraggi con e su persone con disabilità.--------------------------------------------------------------- Una iniziativa promossa dal Municipio Roma III e realizzata dalla Cooperativa Oltre nell’ambito del Progetto Laboratori per persone con disabilità. Opperbacco Teatro in:
B. Uno spettacolo nato da poco, ancora in fase embrionale che si offre al pubblico in tutta la sua freschezza e vitalità. Uno spettacolo che col passare del tempo non sarà più questo.Uno spettacolo dove l’improvvisazione ne è fondamento.O più semplicemente, B. Con:Grace Fortini Ferdinando Giacalone Mara Ialungo Daniele Lattanzi Gianluca Laura Maria Enrica Angelico Gabriele Maran Luigi Meloni Davide Marzattinocci Armando Palaggi Giulia Valido Regina Dagata Paolo Vela Lara Pedilarco Fabio Strada Collaborazione drammaturgica di Stefano Romani. Audio: Stefano Romani. Regia: Davide Marzattinocci. Martedì 17 giugno 2007, ore 16, Teatro Saffi, via dei Sabelli 119, Roma. Ingresso libero.Non sarà possibile entrare a spettacolo iniziato. ****************************
Il laboratorio vuole essere uno spazio
permanente di ricerca teatrale e sulmovimento (e perciò sulla danza),pertanto non è prevista attualmente unaconclusione (ci sono le pause estivae per le festività). L'intenzione èdi creare un gruppo stabile formatoda 6 attori e/o danzatori al massimoche segua un percorso di ricerca erealizzi performance e spettacoli dapresentare al Centro di Cultura Popolaredel Tufello come in qualsiasi altro postoove fosse possibile.Il lavoro è basato su un intenso training corporeo.Non è possibile ora prevedere una dataper le performance.E' richiesta esperienza come attori e/odi danzatori.Il primo incontro è gratuito e saràmomento di selezione per entrare nelgruppo. Il laboratorio ha un costo di50 euro mensili più 20 euro diiscrizione annuale.Il lab inizierà non appena verrà raggiuntoun numero sufficiente di adesioni.
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Centro di Cultura Popolaredel Tufellopresenta:LABORATORIO diTEATROPOPOLAREin:IL REPARTO
Uno spettacolo degli allievidel laboratorio teatrale 2007-08.Con:Darscia MassarutCristina FoffiDavid InsaidiStefano MirabellArcangela CicolecchiaPatrizia CampaniRegia di Davide MarzattinocciSabato 21 (ore 19,30) e domenica 22 (ore 18)giugno 2008.Centro di Cultura Popolare del Tufello,via Capraia 81.Tel. 0687184111-340/1486357;Ingresso libero.
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IL CENTRO DI CULTURA
mento; espressione corporea; esperienze vocali; esperienze ritmiche corporee e musicali; teatro e gioco; teatro dei burattini; improvvisazioni. LABORATORIO di
DRAMMATEATROTERAPIA

Cassandrino al Teatro Fiano
il teatro delle marionette a Roma nella prima metà dell'ottocento
di Davide Marzattinocci
Edizioni Junior - Bergamo 2006
248 pagg. € 16,80
fratello Riccardo, il concorso è riservato a tesi universitarie che si occupano del teatro di animazione. Il volume che presentiamo tratta di una maschera che, a differenza di quelle più note, fu legata a doppio filo alla vita del suo creatore/animatore Filippo Teoli (1771-1844), tanto da nascere e scomparire con lui, e con la breve ma folgorante esperienza di un teatrino di marionette situato a Roma, all’interno del Palazzetto Fiano, di proprietà del Cardinale Pietro Ottoboni. Il teatro iniziò infatti l’attività nel 1812 e la terminò, per essere trasformato in bottega, nel
approfondisce la storia del Teatrino Fiano e di quella della maschera che ne fu incontrastato protagonista. Accanto ad ampi stralci di documenti dell’epoca, che dettagliano in modo talvolta eccessivamente nozionistico (è pur sempre una tesi), tutte le vicende artistiche, architettoniche, legali e contrattuali del Teatrino e del palazzetto, il volume presenta la teatrografia di tutte le produzioni, le testimonianze di alcuni spettatori illustri (già citati prima), le trame e le caratteristiche di alcune commedie rappresentate, non senza gustosi cenni agli interventi della censura, e una serie d’informazioni che forniscono un quadro affascinante e completo dei gusti e dei costumi del pubblico romano dell’epoca.
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Introduzione all'opera teatrale Basta domandare di Marco Montanari, edizioni Sovera, 2004.
Sono profondamente affezionato al Calvino di Lezioni americane che, ricordando un verso del Paradiso di Dante Alighieri (Poi piovve dentro all’alta fantasia), definisce la fantasia come un posto dove ci piove dentro. Nel teatro, come nelle altre arti, la fantasia piove abbondantemente e prende forme diverse: e
ssa puo’ condensarsi nell’immaginario di un autore e creare un testo, oppure cadere su un palcoscenico portando con se ispirazione da elementi non testuali: immagini, movimenti, suoni, rumori, versi, colori, respiri e chissa’ quant’altro. La distinzione puo’apparire manichea se non prendiamo atto che nel processo creativo della scrittura di un testo teatrale e’ sempre attiva un’attivita’ immaginativa, un percorso di rappresentazioni mentali, fotogrammi che mostrano lo spettacolo all’autore, che in quel momento ne e’, piu’ o meno inconsapevolmente, anche regista e spettatore. Queste considerazioni, forse possono sembrare scontate e poco originali, ma sono necessarie affinche’ possa entrare nell’opera di Montanari attraverso una via a me piu’ usuale: il sentiero che porta alla zona invisibile, apparentemente messa ombra dal testo (non a causa del testo, ma per il nostro bisogno viziato di spiegarci tutto e razionalizzare lo spazio-tempo ignoto, percio’ potenzialmente creativo), ovvero la parte “spettacolare” che immaginiamo leggendo, che rappresentiamo a noi stessi dopo aver fatto la nostra regia personale.
Cosi’ ho vissuto l’opera di Montanari: accendendo le sensazioni, le emozioni, le possibilita’ creative che il contesto ha fatto piovere in me come la fantasia per Calvino. Il contesto, ovvero i luoghi dell’opera celati da e nelle parole, se illuminato e scoperto, mi conduce alla storia, alla macrostruttura narrativa, al senso delle parole impresse sui fogli, quindi al testo.
Montanari, in diversi momenti della traccia narrativa, cela alcuni dei quattro personaggi dietro una maschera e li fa sedere in luoghi della scena decentrati rispetto all’azione; gli altri personaggi continuano la rappresentazione. L’attore celato e’ l’attore fuori scena. Cosa accade se l’attore-personaggio non agisce ma contemporaneamente non nega la sua presenza fisica in scena? E’ realmente assente? E’ immaginativamente presente? E’ vero che Montanari ha concepito l’opera affinche’ possa essere rappresentata anche in spazi scenici non convenzionali, dove non essendovi quinte, l’attore non scompare fisicamente. Questa scelta non puo’ essere considerata solo in relazione allo spazio, in quanto influenza e segna fortemente tutto il dramma, permeandolo della tragica leggerezza di un sogno al quale ci si puo’ abbandonare senza che le uscite e le entrate degli attori vadano ad interromperlo.
I personaggi, quando indossano la maschera, accentuano la loro ieratica, costante presenza, fisica e psicologica, in una eterea ed onnipresente metaosservazone degli eventi passati, presenti e futuri: confermano, come un coro tragico, a se stessi e a chi in quel momento vive sulla scena, che tutto e’ gia’ definito e tutti ne sono a conoscenza. L’esperienza della conoscenza, della consapevolezza, puo’ essere distruttiva se non si e’abbastanza forti: salvarsi puo’ essere comprensibile, ma solo fino a quando la salvazione diventa la giustificazione per mantenere uno stato d’ignavia perenne che sottolinea uno iato identitario costante tra Io ed Io. Qui la maschera e’ lo scarto, salvifico e patologico, che separa l’uomo dall’esperienza piu’dura, importante e temuta: conoscere se stessi. Non solo: Montanari non specifica quale maschera debbano indossare i personaggi; lascia un margine di indefiinitezza, che nel lavoro di regia puo’ trasformarsi in un affascinante piccolo luogo di sperimentazione creativa.
Ma la tragedia, hanno sostenuto in passato alcuni uomini di teatro, se ben rappresentata, puo’ essere troppo violenta per l’animo umano, a meno che questi non abbia in se’ elementi (personali e culturali) che lo pongano ad una distanza estetica di sicurezza dall’evento tragico.
Cosi’ Montanari frammenta la tragicita’ del dramma, che riguarda tutti noi, con l’ironia dei finti radiogiornali che Bruno registra (con la sua voce!) per ingannare Alfredo, illudendosi di condannarlo in uno stato di paura costante; oppure portando lo spettatore fuori dallo spazio-tempo dell’azione quando Alfredo parla al pubblico e poi nel momento in cui Bruno da una descrizione del criminale Gino il Mancino osservando uno spettatore. Anche il tema politico e’ un elemento straniante, che conduce lo spettatore dalla tragicita’ individuale alla tragicita’ storica, gia’ esperita ed esorcizzata individualmente e collettivamente: quella delle stragi di Stato, della violenza morale, dei depistaggi, degli occultamenti e dell’asservimento alle falsita’ e alle omissioni della stampa. Alfredo, il cieco che non vuole vedere, e’ lo Stato dove “la polizia arriva sempre in ritardo”, “la giustizia non esiste e lo scrivono anche i giornali”, e dove e bene sapere che ”per vivere devo ubbidire senza fare domande”. Alfredo e’ lo Stato impunito, cosi’ abile e meschino da dominare Bruno, il popolo, e imprigionarlo nel ruolo di chi finge di ingannare sapendo di essere ingannato. Una condizione che fa di Bruno (e di Caterina, nonostante i fuochi di paglia da femminista) il personaggio piu’ meschino, quello che dovrebbe invadere la nostra anima, per scuotere la nostra rabbia e sviscerare la nostra vergogna fino a farci strappare le nostre maschere: senza piu’ coperture si potra’ dare luce all’oblio dell’abitudinarieta’, alla non-responsabilita’, al non voler vedere oltre la propria individualita’. La nostra individualita’ che, se non schiacciata dall’ideologia “famiglia, patria e lavoro”, si adagia comodamente nel ruolo di un falso cieco che continua a ripetersi la litania del “tanto nulla cambiera’” e del “si vede che le cose dovevano andare in questo modo”. Cosi’ e’ il micromondo creato da Montanari: un costante equilibrio in trasformazione che, come la societa’, non vuole concedersi una possibilita’ di cambiamento.
Davide Marzattinocci
LABORATORIO DI
ARTI TERAPIE
con Davide Marzattinocci
“Incontro con l’opera di Franco Ferrari”
Casale dei Monaci
domenica 2 luglio 2006 dalle ore 10 alle ore 12
Cosa accade ad ognuno di noi durante la visione dell’opera d’arte?
Quali sono le nostre reazioni psicofisiche e immaginative?
Come possono emergere le sensazioni legate all’esperienza estetica?
L’incontro di arteterapia che seguirà alla visita è un momento dedicato all’elaborazione del vissuto personale di ogni partecipante e del gruppo rispetto alla mostra appena vista.
Il contatto avvenuto con i quadri di Franco Ferrari può essere liberamente espresso nello spazio arteterapeutico attraverso diverse forme d’arte (disegno, musica e ritmo, scrittura, movimento, teatro) che potranno integrarsi tra loro.
Il Centro Culturale Comunale per le Arti Applicate e il Territorio
“Casale dei Monaci” di Ciampino
PRESENTA
Rassegna tra arte ambiente e solidarietà
Franco Ferrari, “L’ espansione del possibile”
22 giugno – 2 luglio 2006
Inaugurazione 22 giugno ore 18.00
Il giorno 22 giugno 2006, presso il centro Culturale Comunale per le Arti Applicate e il Territorio “Casale dei Monaci” verrà inaugurata la mostra “L’espansione del possibile”, personale del pittore Franco Ferrari.
L’esposizione si comporrà di 45 quadri inediti realizzati dal 2002 al 2006 e di un pannello comprendente in un "continuum" 250 quadri delle dimensioni di cm. 30x30, realizzato nell'anno 2000.
La mostra è presentata dai critici Domenico Guzzi e Andrea Romoli Barberini, con testimonianze di Ennio Calabria, Michele Costanzo e Italo Evangelisti.
… “La precisa sensazione di coscienti innesti di linee e di forme in quel tessuto pittorico, concepito come tessuto nervoso. I dipinti di Ferrari, allora, nascono dalla complessità di un progetto-processo fondato su regola ed irregolarità. Sulla mentale percezione d’una forma e d’un significato che, oggettivandosi, si rivela razionalmente”… D. Guzzi.
… “Le tele di Ferrari accolgono nei loro spazi profondi e pieni di incognite creature appena abbozzate, antropomorfe talvolta ambiguamente rassicuranti per quel loro manifestarsi tra l’inquieto, il minaccioso e l’ironico. Sono ibridi fantastici dai sentimenti umanissimi, angeli che, pur muniti di ali, mai spiccheranno il volo”… A. Romoli Barberini
Franco Ferrari è nato a Roma il 17 marzo 1938. Inizia la sua attività pubblica di pittore nel 1967. Nel 1969 con altri artisti fonda l’"Alzaia", un centro di produzione e divulgazione artistico-culturale. Ha realizzato numerose mostre personali e partecipato a rassegne e mostre collettive tra le quali il 25° "Salon de
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